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Sui monti italiani esistono ricchezze enormi che rischiano di essere perdute per sempre

Non solo quelle impagabili, di un ambiente perennemente sotto attacco da parte degli speculatori del cemento. Ma anche capolavori realizzati dall’uomo, raccolti e custoditi con cura ma che ora sono praticamente dimenticati e dunque in pericolo.

In Val Maira un monaco benedettino, padre Sergio, in oltre 40 anni ha raccolto più di 80mila volumi rari e pregiati

collocati nell’antica Canonica di Marmora, a 1.580 metri in questa vallata dell’Occitania cuneese. Il monaco è scomparso nel 2014, a 83 anni, lasciando una biblioteca del valore di 2 milioni di euro.

E partendo da questa storia vera il regista albese Emanuele Caruso ha realizzato un film

La terra buona, che sarà proiettato per una settimana al cinema torinese Reposi a partire dall’8 marzo.
Il film è stato dapprima presentato nelle scuole piemontesi e poi nelle sale di Verbania, Cuneo e Alba. Sempre sold out.

La scelta di Verbania non è stata casuale

perché il film è stato girato non in Val Maira ma in Val Grande, nel Verbano, quasi al confine con la Svizzera. Territorio selvaggio, naturale, affascinante proprio per questo. Girato in sei settimane in un piccolo borgo della valle, il film è stato reso possibile dal coinvolgimento dei pochi abitanti che, in quel periodo, hanno lasciato le proprie case alla troupe.

Quanto alla trama

della Terra buona, la storia reale del monaco si intreccia con tre personaggi di fantasia, tra emozioni, lutti, speranze, misteri. Ma al di là delle vicende umane la vera protagonista resta la Natura. Le stagioni con le produzioni dell’orto del monaco, il mangiar sano come inizio di un pensiero sano. Paure e spiritualità, religione e malattia. In un ambiente che non è violentato da seggiovie e funivie eppure riesce ad essere affascinante per chi non vive solo di velocità e comodità.

Senza dimenticare l’aspetto culturale, i libri, l’arte

perché in quel piccolo mondo aleggia una grande sete di conoscenza che ha bisogno di essere appagata. Padre Sergio è convinto che il mondo si stia autodistruggendo, a causa delle scelte efferate dell’uomo, e il suo intento, attraverso la realizzazione della biblioteca, è quello di “salvare” ciò che di buono l’uomo ha costruito, custodendo così il sapere, le scoperte e le innovazioni tecnologiche che segnano la storia dell’umanità.

Prima dell’uscita in sala, avvenuta il 1° marzo in alcune province piemontesi, in Sicilia e nelle Marche, nel mese di febbraio, in collaborazione con la Regione Piemonte, la Film Commission Torino Piemonte e il Parco Nazionale della Val Grande, il film è stato proposto in 70 Istituti scolastici del Piemonte, coinvolgendo nella visione circa 8.000 studenti. E sono state più di duemila le persone comuni che hanno creduto nell’opera di Caruso, contribuendo al finanziamento del film.


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