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Ottenuta nel 1720 con uno scambio, non voluto e ancor meno gradito ma obbligato, con la Sicilia, la Sardegna è stata sempre molto amata dal Piemonte, anche se non sempre l’amore è stato accompagnato da attenzioni e investimenti

Ed è stato l’amore a spingere Carlo Alberto, tra il 1829 ed il 1843, a dedicarsi all’archeologia in Sardegna, partecipando direttamente agli scavi ed investendo pure ingenti risorse personali per acquistare alcune opere che si rivelarono successivamente dei falsi clamorosi.

I reperti di quell’epoca di scavi e ricerche sono ora esposti al Museo di Antichità di Torino in una mostra curata dalla direttrice, Gabriella Panto’, con la collaborazione di Raimondo Zucca dell’Universita’ di Sassari.

Una collaborazione quasi obbligatoria tra due territori legati in modo particolare

Sono 150 i manufatti da ammirare sino al 4 novembre prossimo. E comprendono anche, per completezza di documentazione, gli idoli sardo-fenici falsi, ritrovati dallo stesso Carlo Alberto negli scavi di Nora.

Peccato che a seppellirli fosse stato Gaetano Cara, direttore del Regio Museo di Cagliari

Carlo Alberto ne acquisto’ altri ma la truffa colpi’ anche musei di Roma, Lione e persino il Louvre. Prima che, a distanza di anni, Cara venisse smascherato.

Accanto agli idoli falsi e bugiardi, però, la mostra offre un’ampia gamma di bronzetti autentici, navicelle, asce sarde e di importazione dalla Penisola Iberica, dall’area egea e dall’Italia oltre, ovviamente, alla produzione locale di asce a doppio taglio ortogonale o con margini rialzati, ma anche tipici pugnali a lama triangolare.

E ancora Tofet fenici in arrivo da Sulky, Tharros, Bitia, Nora, Monte Sirai e Karaly. Di epoca fenicia a cui fanno seguito quelli punici con indicazioni per i riti in onore di Baal Hammon e Tanit/Tinit.

Sino ad arrivare ai vasi e busti di terracotta ritrovati a Tharros e dedicati a Sarda Ceres, testimonianza del culto di Cerere.

Non era però solo Carlo Alberto ad appassionarsi all’archeologia sarda ed agli scavi.

Anche Alberto La Marmora, militare e poi senatore del Regno, si era innamorato della Sardegna prima ancora di iniziarla a conoscere sul campo

Un amore destinato a durare ed a condurre La Marmora in una serie ininterrotta di viaggi di cui ha lasciato minuziose descrizioni anche a proposito degli scavi oltre che degli usi e costumi delle popolazioni dell’isola.


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