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L’ultima accusa al presidente bolivariano Nicolas Maduro è quella di aver indossato un maglione di marca Lacoste in un recente video postato su Twitter

Il vestito incriminato, dal costo di 155 dollari, rappresenterebbe un’offesa al popolo venezuelano costretto a fare i conti con la penuria di beni di prima necessità.

Come nella famosa favola tutti sembrano vedere i vestiti nuovi dell’imperatore

o, per dirla come i suoi oppositori (più esteri che interni), il dittatore. Molto probabilmente l’intera campagna elettorale che porterà al voto per le presidenziali fissate per il 22 aprile si giocherà sulle accuse al presidente uscente ricandidato dal Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), la formazione espressione dell’attuale esecutivo. D’altronde la vastissima coalizione dell’opposizione non ha ancora scelto lo sfidante per via delle enormi differenze al proprio interno.

Tra i papabili si fa sempre più largo il nome di Lorenzo Mendoza, figura di quell’imprenditoria di successo che ha comportato le vittorie di Macri in Argentina e Piñera in Cile.

Da un lato Maduro ha decretato in anticipo le elezioni, inizialmente previste per la naturale scadenza del mandato a dicembre, per sfruttare le divisioni interne all’opposizione, dall’altro la Tavola dell’Unità Democratica (MUD) risulta ancorata alla carta della liberazione dal brutale dittatore chavista.

Eppure la tornata elettorale di aprile sarà la ventitreesima negli ultimi diciannove anni, cioè dalla prima vittoria del defunto Hugo Chávez.


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