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Tra traditori italiani che lo applaudono – con la speranza che spariscano al più presto defenestrati dal voto e coperti dalla vergogna dei concittadini – e sogghigni di taluni suoi sodali, il “Baby Thatcher” Guy Verhofstadt si permette di insultare il Presidente Conte e, con lui, il popolo italiano.

Il bimbominchione, però, si aspettava di trovare davanti un qualunque maggiordomo della razza parassitaria precedente, e così mal gliene incolse.

Come stile, linguaggio e tematica l’intervento di Giuseppe Conte è stato ineccepibile nel delineare l’Europa e nel difendere l’Italia.

Certo, per spirito di polemica si potrebbero considerare alcuni passaggi discutibili, come quello sul cedimento delle sovranità, del libero transito delle merci e dei capitali, o quello della giustizia transnazionale.

Ma, propensi a vedere i lati positivi delle cose e a metterne in evidenza gli aspetti costruttivi, preferiamo sottolineare quelli di rilevanza benevola, come la denuncia dell’attuale pressione economica, della prevaricazione burocratica, delle oscure manovre della finanza.

Ottimo l’auspicio di un cambiamento della strategia europea e della sua ristretta visione commerciale, aspetti che sono stati causa ed effetto – simultaneamente – del cedimento dello stato sociale e del tradimento delle élite.

Eccezionale è stata – per garbo, incisività e fermezza – la risposta che Conte ha dato al succitato fenomeno belga.

Falsario nelle accuse, disorientato nelle interpretazioni, manipolatorio nelle valutazioni e arrogante nei consigli, il rappresentante delle antiche tribù conquistate da Giulio Cesare nel 57 a. C. e sottomesse a quell’Impero Romano del quale noi siamo discendenti e che già allora aveva un Diritto e una Lingua, ha dato del burattino al rappresentante del nostro Stato.

Con un ragionamento distorto ed un apprezzamento tra il discutibile e il grottesco – certamente compatibili con la sua visione liberal-capitalista e mercenaria della politica – ha citato, come personaggi onorevoli della grandezza dell’Italia e dell’Europa, Spinelli, Napolitano, Ciampi, Draghi e in fondo, come ogni amaro a fine pranzo, una esperta di pompe di bicicletta, la soubrette abortista Emma Bonino.

Insomma, una carrellata di notabili che ha suscitato risa e gesti di rassegnazione nella stessa aula, e l’usuale entusiasmo dei traditori nostrani.
Conte è stato grande già nella mimica, con un’espressione sorniona – secondo la mia personale intuizione – di chi si sarebbe alzato rifilandogli cinque euri e dicendogli: Aspettami al bar che poi ti spiego.

La replica, poi, è stata semplicemente eccezionale nella semplicità più disarmante. Dopo aver proclamato il suo orgoglio di rappresentare l’Italia, a proposito dell’insulto di burattino proferito da Verhofstadt, gli ha risposto: “Burattino è chi risponde a lobby, gruppi di potere e comitati di affari”. Colpito e affondato, si direbbe nella battaglia navale.

E dato che non brillo come Conte per moderazione e savoir faire, e l’istinto sarebbe stato di due sberle e un calcio in culo, consiglio al capo tribù della Gallia Belgica di passare alla birra artigianale italica, molto gustosa e a bassa gradazione.


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