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Prima che l’uscita della Gran Bretagna dall’UE divenisse realtà, la stampa non parlava d’altro: sui social si commentava ironizzando sull’assenza di bidet nei bagni britannici o si vaticinavano le sette piaghe d’Egitto, mentre i più illustri commentatori si lanciavano in analisi, previsioni e commenti a tutto campo.

Adesso che la Brexit è realtà, sulla scena è calato un silenzio imbarazzante: non una parola, non un sussurro.

Eppure, nella storia dell’Europa comunitaria, forse, non c’ è stato avvenimento più significativo di questo: uno Stato tra i più importanti negli equilibri planetari ha mollato l’Unione, come se nulla fosse, e nessuno ha qualcosa da dire? La patria del parlamentarismo se ne va e, dai vari parlamenti, non si alza neppure un gridolino di dolore?

Siccome non credo sia possibile che i soloni, i tuttologi, i deprecabili sapienti di tutta Europa abbiano, d’improvviso, perduto la favella, evidentemente, le ragioni di questo deserto sono altre. La prima immagino sia che non si voglia dare troppa enfasi a un fenomeno che, per la sua apparente semplicità esecutiva, potrebbe creare qualche desiderio di emulazione in altri partner euroscettici di questo simpatico carrozzone. Il che è del tutto comprensibile, intendiamoci, ma la dice lunga su di un’unione tenuta insieme con lo sputo.

La seconda ragione che mi viene in mente è che si taccia per gli stessi motivi per cui la Gran Bretagna se n’è andata, ovvero per l’ormai intollerabile dominazione franco-tedesca all’interno dell’UE: come dire che chi non è con Macron e la Merkel è contro di loro e merita l’oblio. Solo che il Regno Unito non è la Moldova o la Lituania: non è che tu possa fregartene se la terza piazza economica mondiale ti dice che questo sistema di gestire la comunità europea le fa schifo e, quindi, se ne va ad amoreggiare con gli USA.

Infine, rimane un’ultima ipotesi: la più desolante. Tutti stanno zitti per paura di dire la cazzata del secolo: stanno tutti lì, sul ramo, a guardare come finirà la faccenda. E questo è desolante perché dimostrerebbe che l’Europa è soltanto un’accozzaglia di dilettanti allo sbaraglio, un carnevale di chiacchieratori professionali, un cumulonembo a base di aria fritta e poco più. Oltre, naturalmente, a dimostrare che chi comanda davvero sono i mercati e, perciò, bisogna aspettare la risposta dei mercati, prima di dare una risposta politica. Il che sarebbe la definitiva riprova della grande truffa dell’Europa delle banche, costruita sulle disgrazie dell’Europa dei popoli. Quindi, nella migliore delle ipotesi, questo silenzio è il silenzio dei falchi e nella peggiore è quello degli avvoltoi. Una cosa è sicura: non è il silenzio degli innocenti.


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