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Gianandrea Gaiani, bolognese e direttore di Analisi Difesa, non è certo un pericoloso estremista. È un esperto di problemi militari, di conflitti internazionali e di tutto ciò che è collegato.

Il suo intervento sulla “questione Tunisia” e sul presunto risentimento del Paese nordafricano per le parole di Matteo Salvini è dunque di particolare importanza.

E alla luce delle considerazioni di Gaiani – che a metà luglio interverrà in Trentino all’annuale workshop del think tank Il Nodo di Gordio – la reazione tunisina appare più un tentativo di alzare il prezzo o, perlomeno, di conservarlo anche se il ministro dell’Interno ha dichiarato che “la pacchia è finita”.

Già, per la Tunisia le migrazioni hanno rappresentato davvero una pacchia. Gaiani ricorda che è dalla fine degli anni 90 che Tunisi fa cassa con i soldi degli italiani per riprendersi una parte dei migranti che partono dalle sue coste.

E l’Italia, aggiunge il direttore di Analisi Difesa, nel 2011 accolse 24mila tunisini “benché fosse evidente che tra di loro c’erano molti degli 11mila fuggiti dalle prigioni”.

Il nostro Paese ne regolarizzò comunque una parte, altri vennero lasciati partire per l’Europa e qualcuno venne restituito alla Tunisia in cambio di 300 milioni di euro (regalati ufficialmente per creare posti di lavoro) e di motovedette per il controllo del mare e per evitare altri flussi migratori. Si vede con quali risultati.

Ma poiché le polemiche hanno riguardato soprattutto la pericolosità di numerosi clandestini tunisini, Gaiani riporta alcune cifre. Perché un conto è criticare in nome del pensiero unico obbligatorio, altro conto è confrontarsi sui dati. E su 3.246 cittadini tunisini incarcerati all’estero, ben 2.037 sono ospiti delle galere italiane, il 67%. Con accuse che, nella stragrande maggioranza dei casi, vanno dall’omicidio allo spaccio di droga, dallo stupro ai furti, senza dimenticare il traffico di esseri umani.

Eppure la più grande comunità tunisina in Europa vive in Francia, ma i detenuti sono solo 522 mentre in Germania sono 230. Non è un caso, allora, che i maggiori flussi di migranti dalla Tunisia siano partiti alla volta dell’Italia proprio in occasione dei decreti “svuota carceri” del governo di Tunisi.

La pacchia è davvero finita? Sarebbe ora.


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