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Giovanna Botteri non è una donna fortunata. Aveva scommesso sulla Clinton e si è ritrovata con Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Aveva annunciato la grande ondata blu (colore dei democratici) alle elezioni di medio termine e si è ritrovata con il senato saldamente in mano ai repubblicani.

I democratici hanno ottenuto la maggioranza alla camera, è vero, ma il risultato complessivo è molto lontano da quello annunciato, e sperato, dalla corrispondente della Rai pagata da tutti.

Solo chi non capisce nulla di giornalismo e informazione può credere a giornalisti super partes, ed è quindi comprensibile che Botteri faccia il tifo per i radical chic yankee.

Ma se uno tifa per l’Aymavilles, non può dichiarare al mondo che la sua squadra conquisterà la Champions. Il tifo è legittimo, l’illusione spacciata per informazione no.

Ma se la corrispondente Rai si rattrista, l’Italia può tirare un sospiro di sollievo.

Una vittoria di Trump avrebbe spinto il presidente ad accentuare i suoi interventi sconsiderati sulla scena mondiale, tra dazi e sanzioni. Un problema rilevante per l’Italia.

Ma anche un successo dei democratici avrebbe portato a conseguenze negative come si era verificato con la presidenza Obama, tra guerre e spartizioni del mondo a due o a tre, con l’Europa sacrificata sull’altare degli interessi di Whashington, Mosca e Pechino. E con scenari disastrosi come quello provocato dai democratici americani in Ucraina.

Invece un salomonico pareggio permette di frenare Trump ma senza lasciare campo alle follie clintoniane e di Obama.

Per approfittare della situazione, però, occorrerebbero capacità, competenze, possibilità di incidere a livello europeo e mediterraneo.

La prossima settimana l’Italia avrà il banco di prova del vertice sulla Libia e si vedrà quanto possa davvero contare almeno nei rapporti mediterranei.

Mentre sul fronte europeo i limiti sono evidenti, e non soltanto per colpa del povero ministro degli esteri. I limiti sono soprattutto quelli degli altri partiti sovranisti europei, caratterizzati da un egoismo che li porta a contare i soldi in cassa invece di pensare a costruire una alternativa europea.

Lasciar prevalere l’economia rappresenta lo stesso errore compiuto dagli euro cialtroni che hanno distrutto il sogno europeo. Ma il premier popolare austriaco, nonostante l’alleanza con la destra sovranista, sembra voler ripercorre lo stesso vicolo cieco.


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