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Le regole di governo che parevano consolidate in Europa sono sotto stress e dopo la Brexit ci si interroga sull’avvenire possibile per una U.E. debole, col fiato corto e assediata da più parti.
In questo mare procelloso uno stato naviga senza dare segnali di sofferenza: è la Svizzera. Perché mai?

La Svizzera non rassomiglia ad alcun altro Stato, sia per gli eventi che vi si sono succeduti nei vari secoli, sia per la situazione geografica e topografica, sia per le lingue differenti e le diverse confessioni religiose e l’estrema differenza di costumi che esiste tra le sue diverse perti. La natura ha fatto del vostro Paese uno Stato federale; volerla vincere non è da uomo saggio”.

Napoleone scriveva questo nel 1802, nel 1798 aveva cercato di costituire la Repubblica Elvetica, esperimento presto fallito e nel 1803 era ritornato sui suoi passi ripristinando l’antica costituzione federalista.

La Svizzera rimane l’unico Stato europeo governato da una democrazia medievale basata su consuetudini comunitarie e, cosa non banale, quello svizzero rimane un “popolo in armi”.

Un unicum nel contesto europeo, nato nel 1291 da una rivolta contro i funzionari asburgici mantiene da allora confini e modello di governo di “stato di passo” alpino, un percorso che partendo dal Medioevo ha superato le sfide della modernità.

Una caratteristica significativa riguarda la questione della leadership, ogni partito altrove si caratterizza come “il partito di…” e in ogni Stato emerge il “leader” di turno che si atteggia a uomo del destino, in Svizzera no, altro mondo anche per questo.

Un popolo che si governa con un approccio comunitario non ha bisogno di “capi carismatici”, questione complessa ed affascinante.
Per pensare ad un avvenire possibile sulle Alpi si deve tornate l’approccio comunitario, questo è il modello di governo a cui si deve guardare.

Quanto si è voluto imporre sul versante italiano negli ultimi decenni ha preparato lo spazio ad un capitalismo predatorio che genera modelli di governo con derive coloniali.

La montagna alpina, allorquando viene privata della naturale vocazione all’autogoverno, è destinata a languire, a spopolarsi, a diventare preda di misure speculative che nulla hanno in comune con la cultura della sostenibilità

(A. Salsa, I Paesaggi delle Alpi)

Ne riparliamo!


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