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L’intera America latina è diventata l’epicentro della pandemia dovuta al Covid-19.

Tra le proteste che coinvolgono cittadini, che lamentano l’impossibilità di restare fedeli al lockdown per la mancanza di acqua corrente potabile e la necessità di lavorare per poter acquistare i generi di prima necessità, e quelle della classe media-imprenditoriale che vorrebbe far ripartire quanto prima le attività, due Stati sono alle prese con una feroce contrapposizione tra governo e Parlamento.

In Bolivia il Movimiento al Socialismo (Movimento per il Socialismo, MaS) ha intrapreso una lotta contro la presidentessa ad interim Jeanine Áñez per far valere la votazione con cui a maggioranza ha ottenuto che la nuova data per le elezioni generali ricadesse entro il prossimo 2 agosto. Dal proprio canto la presidentessa, che non controlla che un pugno di eletti nelle due Camere della nazione andina, non potendo porre alcun veto alla norma si è appellata alla Corte Costituzionale per ottenere uno slittamento di almeno un altro mese. Giorni e settimane preziose per trovare un accordo con gli altri esponenti che vorrebbero scongiurare il ritorno al governo dei populisti che sotto la guida di Evo Morales hanno amministrato il Paese negli ultimi quattordici anni.

Nel piccolo Stato centroamericano di El Salvador sta, invece, andando in scena l’ennesimo scontro tra il presidente Nayib Bukele e il Parlamento in cui l’inedita alleanza tra il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale, o FMLN) e i conservatori dell’Alianza Republicana Nacionalista (Alleanza Repubblicana Nazionalista- ARENA) ha portato ad una denuncia per l’uso “poco trasparente” dei fondi per la pandemia.

Il Parlamento ha anche negato l’estensione dello stato d’emergenza voluto da Bukele che per tutta risposta ha deciso di estenderlo, comunque, per un mese motivandolo con l’aumento dei casi di coronavirus (poco meno di duemila contagiati e 35 morti). Come nuova forma di protesta nel Paese hanno fatto la comparsa le bandiere bianche esposte alle finestre delle case per segnalare la totale assenza di viveri per gli inquilini che vi abitano, sempre più isolati anche da un esecutivo che sta tardando ad applicare le misure di sostegno ai lavoratori promesse in queste settimane.


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