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La politica sudamericana dovrà fare i conti con l’abbandono, temporaneo in un caso e definitivo nell’altro, di due leader storici.

Il primo ad annunciare il ritiro dalle scene è stato il presidente uscente colombiano Juan Manuel Santos.

Il premio Nobel per la Pace nel 2016 ha deciso di non fondare un proprio partito, come fece il suo predecessore Alvaro Uribe una volta terminati i due mandati consecutivi alla presidenza della nazione, e non dare seguito ai suoi due mandati consecutivi con la nascita di una corrente santista.

Il quasi sessantasettenne politico ed economista colombiano verrà ricordato per la svolta nella politica interna sulla questione della guerra civile con il gruppo guerrigliero delle Farc. Da ministro di Uribe, infatti, Santos si fece conoscere come uno dei membri della coalizione di falchi decisi a porre fine manu militari al conflitto per poi dare il via ai lunghi e travagliati accordi di pace una volta eletto presidente che gli sono valsi il riconoscimento del Nobel. Quegli stessi accordi che avrebbe voluto estendere all’ultimo gruppo guerrigliero del paese latinoamericano, l’Esercito di Liberazione Nazionale che potrebbe trovare nel nuovo presidente Ivan Duque un fiero oppositore della linea morbida tanto da mettere in discussione perfino il precedente trattato con i marxisti delle Farc.

A meno di clamorosi ripensamenti il passaggio di consegne al palazzo presidenziale sarà l’ultimo atto politico di Santos.

Il secondo annuncio è stato dato dall’ex presidente uruguiano José Mujica, ma in questo caso si tratta di una scelta che non preclude una ricandidatura dello stesso.

Il presidente “povero” ha, infatti, deciso di dimettersi dal suo attuale seggio in Senato (ramo del Parlamento in cui la moglie Lucia Topolansky è vice-presidente) per intraprendere un tour di incontri e conferenze, con tappa anche in Italia.

La legge uruguiana consentiva a Mujica di prendere anche una licenza temporanea ma il leader socialista ha dichiarato di non riuscire ad adempiere a tutti i doveri della carica senatoriale preferendo le dimissioni.

Quasi certamente l’ottantatreenne ex guerrigliero non sarà il candidato del Frente Amplio alle presidenziali del prossimo anno ma potrebbe decidere di correre per un posto alla Camera, dove iniziò la sua carriera parlamentare nel 1994.


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