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Le primarie per le elezioni presidenziali argentine sono state fissate per il prossimo 11 agosto e la composizione delle candidature è stata ultimata all’insegna della storica tradizione politica della nazione bicolore sudamericana.

Il posizionamento dei principali sfidanti ha, infatti, seguito una prassi rituale: la ricerca della continuità peronista.

D’altronde è famosissima un’intervista all’ex presidente Juan Domingo Perón secondo cui gli argentini sarebbero stati al 30% socialisti, al 20% conservatori e al 30% radicali ma tutti peronisti.

Grande protagonista negli ultimi mesi è stata la già due volte presidentessa Cristina Fernández de Kirchner che ha prima scalato le classifiche dei best seller con la sua biografia politica intitolata “Sinceramente”, in grado di polverizzare in poche ore la prima tiratura da 64 000 copie e superare in due mesi le trecentomila, e poi fatto un passo indietro in nome dell’unità del fronte avverso all’uscente Mauricio Macri. La Kirchner, infatti, non sarà la candidata alla Casa Rosada ma solamente la vice di Alberto Fernández.

Il sessantenne politico di Buenos Aires ha un passato da capo di gabinetto sotto la guida di Nestor Kirchner e sua moglie nei precedenti governi di inizio anni 2000 dai quali poi si allontanò per divergenze che sembrano ora superate.

Dal proprio canto l’uscente neoliberista Macri confortato più dai sondaggi, che lo vedono dietro lo sfidante solo di pochi punti percentuali e con la possibilità di batterlo al secondo turno, che dai disastrosi dati economici sull’alta inflazione e la maggior disoccupazione degli ultimi mesi, ha provato a riposizionarsi al centro scegliendo come proprio candidato alla vicepresidenza il peronista moderato Miguel Angel Pichetto.

Per via della loro formula un po’ contraddittoria le primarie di agosto non saranno un test molto attendibile sull’esito del voto del prossimo 27 ottobre quando gli argentini saranno chiamati anche a rinnovare 130 dei 257 seggi della Camera e 24 dei 72 seggi del Senato.

Terzo incomodo tra i due principali sfidanti potrebbe essere Roberto Lavagna, che ha scelto come proprio vice il presidente della provincia di Salta Juan Manuel Urtubey, sostenuto dalla coalizione Consenso Federal 2030. Lavagna, settantasettenne già ministro dell’Economia, aveva tentato la scalata al mandato presidenziale nel 2007 ottenendo il 16,9% dei consensi e nel corso delle ultime elezioni aveva sostenuto il peronista moderato Sergio Massa, giunto terzo dietro Macri e il delfino kirchnerista Daniel Scioli.


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