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Il ponte internazionale Simón Bolivar, separa il Nord di Santander, una delle regioni piú complicate della Colombia, dalla regione di Táchira nella vicina Venezuela

Ogni mattina, quando si apre la frontiera, migliaia di venezuelani percorrono a piedi i piú di 300 metri di questo ampio e moderno ponte, per raggiungere la cittá di Cúcuta alla ricerca di alimenti, medicine, educazione per centinaia di scolari e rimesse dei familiari emigrati in altri paesi.

Da quando il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha imposto il divieto di ricevere pacchi e rimesse dall’estero, Cúcuta é diventata il centro delle rimesse inviate dai venezuelani che vivono fuori dal Paese. La maggior parte di queste spedizioni non supera i 200 dollari e ha una media di 100 dollari, che sebbene nella maggior parte dei Paesi non rappresentino una grande somma di denaro, per i venezuelani, quando li convertono nella loro moneta ufficiale, il bolivar, rappresentano circa 29 stipendi completi.

Maduro é corso cosí ai ripari

e da poche settimane ha riattivato la possibilitá di ricevere rimesse anche in Venezuela, attraverso canali ufficiali che peró non riconoscono il tasso di cambio reale del mercato, ma è ancora gestito come valuta controllata. Di conseguenza non è attraente perché nessuno invierà rimesse da scambiare a un tasso di 25 mila bolivar per dollaro o 30 mila bolivar per euro, mentre nel mercato parallelo queste valute sono pagate dieci volte tanto.

Si stima che circa cinque milioni di venezuelani siano emigrati negli ultimi quattro anni, e continuano a farlo

fuggendo da un disatro economico che ha distrutto una delle piú floride economie del Sud America grazie alle incalcolabili riserve petrolifere, ed ha messo in ginocchio ed alla fame una nazione intera.

Secondo gli economisti

la maggior parte degli emigrati invia rimesse alle proprie famiglie e l’80% di queste rimesse arriva in Venezuela attraverso il Nord di Santander. Stimano che, solo nel 2017, siano transitati attraverso le banche e le imprese private di invio di contanti tra 1.200 e 1.500 milioni di dollari. Una volta cambiati, i dollari si trasformano in riso, zucchero, farina, latte, tonno, sapone da bagno, sapone da bucato, carta igienica – beni ormai introvabili nella Venezuela “bolivariana”- e migliaia di venezuelani riattraversano a piedi il ponte internazionale Simón Bolivar.


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