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La crisi politica peruviana continua ad aggravarsi

Dopo essere rimasto in sella in un rocambolesco voto di impeachment pre-natalizio, il presidente Pedro Pablo Kuczynski si è dimesso un giorno prima del nuovo voto di sfiducia da parte del Parlamento.

Figura debole fin dalla sua elezione a metà del 2016, PPK (come è solito farsi chiamare l’ex economista di stampo liberale) ha dovuto fronteggiare un Parlamento in mano alla destra guidata da Keiko Fujimori, sua sfidante al ballottaggio presidenziale, e poi fare i conti con l’inchiesta Odebrecht che ha riguardato tutti i suoi predecessori dal ritorno alla democrazia.

Sfuggito al primo voto di impeachment solo grazie ad un voto di scambio con il fratello minore di Keiko, l’astro nascente del partito Kenji, in cambio della grazia all’ex dittatore, e padre dei due nippo-peruviani, Alberto Fujimori, il settantanovenne Kuczynski ha dovuto fare i conti anche con una nuova inchiesta legata ad una compravendita dei voti di alcuni parlamentari.

Le funzioni presidenziali verranno ora prese in carico dal vicepresidente Martin Vizcarra

in attesa di capire meglio il quadro politico della nazione andina che potrebbe anche tornare al voto in tempi brevi.


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