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Il mandato del presidente paraguayano Mario Abdo Benítez si sta rivelando più problematico del pronosticato.

Dopo aver scongiurato il decadimento per impeachment avanzato alla Camera la scorsa estate dalle opposizioni del Partido Liberal Radical Auténtico (Partito Liberale Radicale Autentico, PLRA) e del Frente Guasú (Fronte Ampio in lingua guaraní, FG) si ritrova a fare i conti con la componente fedele all’ex presidente Horacio Cartes all’interno dell’Asociación Nacional Republicana-Partido Colorado (Associazione Nazionale Repubblicana – Partito Colorado, ANR-PC), il partito di governo.

Benítez, che nelle primarie interne sconfisse l’uscente ministro delle Finanze Santiago Peña postosi come naturale successore della linea politica di Cartes, detiene ancora la maggioranza al Senato ma si trova nel difficile ruolo di dover fare i conti con il gruppo parlamentare dissidente di Honor Colorado. Quest’ultimo, creato proprio da Cartes, ha fatto trasmigrare nel nuovo contenitore una ventina dei 42 eletti alla Camera oltre ad alcuni senatori tra i quali proprio l’ex presidente.

I dissidi tra i due uomini forti dell’ANR-PC iniziarono quando, nel corso della campagna elettorale, Benítez condannò il tentativo dell’inquilino di Palacio de los López di modificare la Costituzione del Paese sudamericano per consentire la ricandidatura alla massima carica istituzionale a coloro che avevano già svolto un mandato.

Ironia della sorte vuole che il più democratico Benítez sia il figlio del segretario personale del generale Alfredo Stroessner, dittatore della nazione dal 1954 al 1989.

Il maggior fallimento imputato finora all’attuale presidente, sia dalle opposizioni che dai dissidenti interni, è quello relativo al nuovo accordo siglato con il Brasile per l’utilizzo della centrale idroelettrica posta nei pressi delle cascate di Iguazù (nella foto) che ha causato anche le dimissioni del ministro degli Esteri Luis Castiglioni. Ad aver inciso su un accordo che sfavorisce i cittadini paraguayani e riduce i costi per il gigante verde-oro sembra esserci l’ammirazione di Benítez per Jair Bolsonaro, un abbraccio strettosi in morsa dopo il ritorno al governo del peronismo nell’altro ingombrante vicino, l’Argentina.

A metà agosto Benítez dovrebbe festeggiare i due anni del proprio esecutivo ma, ancora una volta dopo il caso di Fernando Lugo, un mandato presidenziale sembra ben lontano dal giungere alla naturale scadenza, prevista in questo caso per il 2023.


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