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Pag yaa têng meeb yêgre!

La donna al centro dello sviluppo.

È un popolo in marcia quello delle donne, in Africa, ma soprattutto in Burkina Faso, dove organizzazioni di donne, laiche o religiose, hanno fatto proprio il proverbio africano:

Chi educa un bambino, educa un uomo, chi educa una donna educa un popolo.

In maniera sommessa la rivoluzione femminile è in atto.

Tutto ciò che noi possiamo fare qui – confidano a ElecTo Mag le Suore della Natività, a Koudougou – è solo grazie alle vostre piccole o grandi rinunce, volte ad aiutare i più deboli, gli orfani, gli handicappati, i poveri. Soprattutto ragazze o donne, che oggi necessitano di ricevere per crescere, per diventare donne consapevoli della propria dignità, per acquisire autonomia”.

È con questo spirito che quasi ovunque sono nati Centri di formazione femminile, volti a dare un minimo di istruzione alle ragazze più disagiate: alfabetizzazione, contabilità spicciola, igiene e salute, prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili, procreazione responsabile, taglio e cucito, agricoltura di sussistenza, ecc.

Progetti di autonomia lavorativa e di sviluppo economico per le proprie famiglie, in grado di permettere alle donne di entrare in un circuito di produzione e vendita di abiti e altri manufatti; di apprendere il miglior uso dei prodotti della terra, in modo da fornire ai propri figli una dieta più variata che combatta la malnutrizione, di avviare piccoli allevamenti di conigli, polli o capre.

Per acquisire via via autonomia e dignità, per scoprire che possono avere un ruolo determinante nella scolarizzazione, soprattutto delle figlie femmine, per combattere sinergicamente maschilismo e povertà.

Oltre agli istituti religiosi, un ruolo determinante viene assunto da associazioni perlopiù create da donne per le donne.

Un esempio emblematico è quello della Fondazione Rama, con sede operativa a Sin-yiri, periferia di Ouagadougou.

Un’oasi di pace, di serenità e soprattutto di “accoglienza” nel senso più ampio del termine, portato avanti con determinazione da Rasmata Kabré.

Un luogo dove la lotta contro le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni precoci e le loro conseguenze fisiche e psicologiche, le cure contro le fistole ginecologiche non sono parole al vento pronunciate in qualche bel convegno internazionale, che non porterà mai a nulla, ma la quotidianità di un’equipe che lavora in sinergia: alloggiamenti per queste donne cacciate dalle loro famiglie, scuola materna e primaria per i figli, ambulatori con personale medico e paramedico qualificato.

E, anche qui, attività lavorative per acquisire un’indipendenza economica (dal giardinaggio all’orticultura, dall’allevamento di piccoli animali da cortile alla tessitura, e così via), in modo da “permettere alle donne vittime delle conseguenze di queste pratiche nefaste – dichiara la fondatrice, madame Kaboré – di ritrovare un proprio ruolo sociale e di permetterne il reinserimento grazie alla formazione professionale”.

Su fronte analogo è meritoria l’opera dell’AsIEnA – Association Inter InstitutsEnsemble et Avec”, che ha riunito gruppi di donne, impiegandole nella coltivazione della Moringa oleifera, un albero dalle qualità nutrizionali eccellenti, unica pianta esistente, ad oggi nota, dal contenuto proteico completo.

Ma il fulcro delle sue attività è rappresentato dal MUSO, Cassa di Mutuo Soccorso a sostegno delle donne dei centri rurali e delle periferie urbane, per mettere in moto una rivoluzione economica e sociale femminile.

Si tratta di uno strumento pedagogico – spiega a ElecTO Mag Mamadou Lougue, responsabile finanziario dell’AsIEnA – che permette di progredire col sostegno reciproco, frutto della messa in comune di denaro attraverso contributi regolari, redistribuiti sotto forma di credito”.

Insomma, risparmiare denaro per prevenire le difficoltà, gestire i soldi autonomamente, migliorare le condizioni di vita attraverso sforzi comuni, garantire la sicurezza del risparmio, vivere la solidarietà.

Le basi sono state gettate e in Burkina Faso si comincia a raccoglierne i frutti.


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