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Nel 2003, solo qualche mese dopo esser stato eletto presidente della Repubblica Argentina,

Nestor Kirchner pronunciava, davanti all’assemblea delle Nazioni Unite, questa frase: “Los muertos no pagan” messaggio rivolto chiaramente al FMI e alla Banca Mondiale in riferimento all’enorme debito contratto dall’Argentina nei loro confronti  e che lo portò nei successivi anni di  governo a cancellare il debito esterno del Paese.

Oggi, a distanza di soli due anni dall’inizio del governo neoliberista di Maurizio Macri, l’Argentina si è nuovamente indebitata per 100 mila milioni di dollari, di cui 2750 sono rappresentati dall’emissione di un buono a cent’anni ad un tasso d’ interesse del 15%.

Un governo fatto di  economisti ed imprenditori

guidati da una logica finanziaria e spesso in disaccordo sulle misure economiche da attuare, come dimostra un recente provvedimento: il 28 dicembre ultimo scorso (“el días de los inocentes” una sorta di pesce d’aprile italiano) un comunicato dell’equipe “tecnico” formato dal ministro dell’economia, dal ministro della finanza, dal primo ministro e dal presidente della banca centrale argentina, informava di un “ritocco” del 50% sul pronostico dell’inflazione per il 2018, solamente un giorno dopo l’approvazione della legge di bilancio che annunciava una meta inflazionistica del 10% , meta auspicata dal presidente della Banca Centrale Federico Sturzenegger e da realizzarsi mediante l’innalzamento del tasso d’interesse dei Lebac (buoni del tesoro). Una repentina inversione di marcia, che mette in evidenza un disaccordo interno sul metodo di conduzione della política monetaria in Argentina, dietro al quale sembra nascondersi lo zampino di Vladimir Werning.

Chi è costui?

È il principale analista dei mercati emergenti dell’America Latina della JP Morgan entrato a far parte nel 1996 del gigante di Wall Street nella sede di Buenos Aires. Un importante punto di riferimento per i clienti interessati ai mercati sudamericani  della JP Morgan negli Stati Uniti, in Europa e in Asia e che ricopre oggi il ruolo ufficiale di sottosegretario alla coordinazione e all’analisi economica della segreteria della coordinazione interministeriale (!!!), nonché di ministro surrettizio dell’economia argentina.

Werning propone rispetto alla Banca Centrale una politica monetaria meno restrittiva, che prevede un graduale abbassamento del tasso d’interesse  e un minor controllo dell’inflazione, in modo da consentire una riattivazione degli investimenti e dell’economia.

Una tenzone interna al governo per imporre le proprie condizioni e difendere i propri interessi nella constante di un disciplinamento della classe lavoratrice, il cui salario sembra rappresentare l’unico costo da abbattere per avviare la ripresa economica. Non è certo un caso che dopo l’approvazione in parlamento di una vetta inflazionaria del 10% ,in base alla quale vegono previsti gli aumenti della base salariale, il giorno successivo si sia innalzato ad un 15%, a detta di molti un tetto fittizio che molto probabilmente sarà superato.

Ebbene, a distanza di anni, la frase di Nestor Kirchner ci richiama a riflettere su quali siano le vere intenzioni del  “ministro” della JP Morgan e dei suoi colleghi di governo riguardo al destino dell’Argentina: i loro interventi “tecnici” sono mossi a salvaguardarne la salute o piuttosto a mantenerla in uno stato comatoso  che garantisca, comunque, una certa solvibilità dei loro crediti?


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