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Nell’indifferenza dei media, evidentemente distratti dalle diatribe della campagna elettorale, continua senza sosta l’arrivo di migranti dalle coste dell’Africa attraverso la rotta del Mediterraneo

Secondo l’agenzia europea Frontex nel mese di gennaio sarebbero stati circa 4.800, il doppio rispetto al mese precedente, e più o meno in linea con il numero di sbarchi dello stesso mese dell’anno precedente.
Ma il Ministero degli Esteri italiano non è d’accordo. Secondo il Viminale, infatti, gli sbarchi sarebbero dimezzati rispetto al gennaio 2017, anche se conferma pressappoco il numero di arrivi a partire da inizio anno. Sempre consistente è la quantità di minori non accompagnati che sarebbero, sempre in base a quanto dichiarato da Frontex, ben 621.

Sorprende tuttavia la disparità di informazioni fornite dai due enti

che più di ogni altro dovrebbero avere la situazione sotto controllo. E non è neppure la prima volta che ciò accade anche se poi arrivano imbarazzate retromarce e poco credibili puntualizzazioni. Eppure immaginiamo che i due dovrebbero lavorare a stretto contatto, scambiandosi costantemente i dati raccolti dalle capitanerie di porto e dagli addetti all’accoglienza. Ma a quanto pare così non è, il che fa sorgere dei seri dubbi sull’attendibilità delle informazioni che vengono fornite.

Sembrerebbe comunque che siano in calo gli arrivi di libici e tunisini, mentre sono in aumento quelli degli eritrei. Non risultano profughi provenienti dal Niger, stato nel quale dovrebbero intervenire le forze armate italiane in base alla recente delibera del nostro Parlamento.

Ma su questa faccenda è già scoppiata un’altra grana

Il governo di Niamey, infatti, ha dichiarato di non essere stato informato della missione e di averne appreso notizia soltanto dalla agenzia di stampa Afp. Per di più le autorità del paese africano hanno informato il governo italiano di non essere d’accordo con tale missione.

Una bella gatta da pelare per il futuro esecutivo, tanto più che il provvedimento del nostro Parlamento è stato votato a larga maggioranza dai gruppi che appoggiavano il governo uscente e pure da diversi esponenti dell’opposizione.


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