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Di Maio e Di Battista come avevano definito i giornalisti? Si spera che non abbiano visto il disgustoso servizio del Tg3 dedicato alla manifestazione dei gilet jaunes a Parigi, in caso contrario gli insulti alla categoria sono destinati ad aumentare e ad appesantirsi.

Di fronte ad una protesta che nei giorni scorsi ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone arrabbiate contro la politica economica del Toy Boy, l’ineffabile corrispondente Rai non ha trovato di meglio da commentare se non che i manifestanti inquinavano l’aria del centro parigino con i roghi dei cassonetti e degli pneumatici.

Indubbiamente un’analisi di qualità. Chissenefrega se milioni di francesi delle campagne e delle province vivono sempre peggio, l’importante è che i bobo, la gauche caviar parigina possa vivere serena, in un clima multietnico e multirazziale. Con le banlieue che esplodono ma in quei casi i gendarmi fuggono mentre sono invitati a reprimere con le maniere forti ogni protesta che non sia politicamente corretta.

Micron ed i suoi accoliti, di fronte alla rabbia della provincia, hanno accusato Marine Le Pen di aver fomentato la protesta. La risposta migliore è arrivata da Mélenchon, il leader della sinistra che ha invitato Micron ad uscire dalla sua nuvoletta di lacrimogeni sparati dai suoi gendarmi.

Però il grande corrispondente Rai è riuscito a peggiorare ulteriormente la sua immagine professionale e quella aziendale, affermando che nessuno si aspettava questa tensione e questi scontri. Lui non se l’aspettava, il resto del mondo sì. Persino su queste colonne lo avevamo anticipato.

E allora dov’è stato in questi giorni il corrispondente pagato con i soldi del canone? In qualche salotto bobo? A degustare champagne? Ma questa disinformazione è frutto di scarsa capacità, disinteresse o faziosità?
In fondo non è l’unico caso.

I disinformatori erano rimasti allibiti di fronte alla manifestazione oceanica in Polonia nelle scorse settimane. Come dal voto in Ungheria. Non hanno più il senso della realtà poiché evitano di mescolarsi al mondo reale, composto da persone normali.

Meglio dedicarsi alle madamine chic che si accodano ad una manifestazione pro Tav organizzata da altri, e vengono trasformate dai media nelle artefici dell’iniziativa, piuttosto di perdere tempo con le donne della provincia francese che hanno portato in piazza trecentomila persone. Donne vere, che faticano a tirare avanti, senza cachemire e foulard di seta. E che protestano perché Micron vuole impoverirle ulteriormente per avere il plauso degli euro cialtroni.

Ce n’est qu’un début, continuons le combat.


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