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I media di servizio italiani evitano di occuparsene, soprattutto da quando alcune anime belle hanno sostenuto la necessità per il Pd di affidarsi a Macron in vista delle elezioni europee.

Ma il Micron transalpino ha crescenti problemi sul fronte interno, dove la sua popolarità è in caduta libera.

Lo spiega benissimo Luciano Caveri, ex eurodeputato in area centrosinistra, in un intervento sul suo blog a proposito dell’espansione dell’estremismo islamista in Francia e del totale fallimento del Piano per l’Islam promesso da Micron in campagna elettorale.

I risultati, ripresi da uno studio della platform de réflexion (quello che nell’italiano americanizzato viene definito come think tank) Institut Montaigne, lontanissimo da posizioni lepeniste o salviniane, sono impressionanti: 15 mila islamisti schedati in quanto considerati pericolosi, oltre 50mila salafiti (la corrente più radicale e oscurantista) con un incremento del 900% in pochi anni.

E si tratta solo dei dati ufficiali poiché la zona grigia è molto più estesa ed è dalla zona grigia che provengono i responsabili delle aggressioni sempre più frequenti.

Interi quartieri di Parigi, e non solo di Parigi, sono ormai interdetti ai francesi, i giovani figli di immigrati di seconda e terza generazione si sentono innanzitutto islamici e non riconoscono alcun diritto alla République.

Così il politicamente corretto ha obbligato i francesi a rinunciare alle proprie tradizioni ed alla propria cultura per non infastidire i nuovi arrivati che, in compenso, non hanno rinunciato a nulla per integrarsi. E infatti non si sono integrati ma hanno semplicemente occupato spazi sempre più vasti, piegandoli alla loro cultura, non al laicismo della République.

Sempre più chiusi, con sempre minori possibilità di scambio culturale anche perché la Francia dei bobo, della gauche caviar, non ha alcuna cultura da proporre, da confrontare.

Il globalismo non è una cultura, è il nulla diventato obbligatorio. Peccato, per i politicamente corretti, che gli islamisti se ne freghino di questo obbligo. E hanno ragione loro.


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