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Mi è stato chiesto, in maniera informale, di fare una valutazione del comportamento di Macron nel discorso alla Nazione dopo i sabati di rivolta che hanno caratterizzato le strade di Francia, e che oggi continua con la richiesta di dimissioni del sunnominato.

Cominciamo con una comparazione tra questo appello e quello del suo insediamento all’Eliseo.

In entrambe le occasioni il personaggio in questione ha dimostrato una compostezza ed un rigore particolarmente accentuato.

Lo sguardo fisso, la postura rigida, la vocalità monocorde, fanno intuire un copione studiato a memoria e costruito per l’occasione, con un ottimo addestramento da parte di chi, oltre a conoscere il protocollo, si intende anche di comunicazione e di manipolazione.

Tutto sa di artificiale, di costruito, di innaturale, con un controllo forzato della mimica, dissonante dalle singole argomentazioni del discorso e, soprattutto, evidenziato nella sua incongruità da una tachipnea – accelerazione del ritmo respiratorio – che esprime ansia e tensione interiore.

Ben diverse dal suo spettacolo offerto alla residenza del Re Sole, con la sua boriosa entrata tra due ali di guardie d’onore e il suo discorso trionfale e fastoso agli astanti in devota ammirazione.

Questa rappresentazione, studiata e teatralmente provata, contrasta con la spontaneità incontenibile che Macron manifesta quando le difese interiori ed esterne cedono di fronte all’imprevisto emotivo. Quando il giovane che lo chiama per nome, quando esprime il disinteresse per i minatori alcolisti e tabagisti, quando comunica disprezzo per il voto delle donne, in queste e in altre circostanze di ‘spontaneità costretta’ il volto di Macron, contratto e sprezzante, manifesta fastidio, scherno e irritazione.

In aggiunta a ciò, è importante tenere a mente le scontate rivelazioni che fece François Henrot, ex Direttore della Banca Rothschild, della quale Macron fu Managing Director dal 2008 al 2013: egli fu addestrato all’arte della negoziazione, a trattare la vendita di titoli ed azioni, a gestire operazioni finanziarie attraverso la “manipolazione degli individui”.

Quindi, tutto torna. Un individuo predisposto per organizzazione caratteriale a influenzare l’interlocutore, con un fascino superficiale, senza empatia e con una superficiale affettività, con scadente capacità di controllare gli impulsi di fronte a contrarietà e a frustrazioni, bene riesce sia nella pratica della manipolazione, sia nella sua applicazione nella retorica politica.

Può cambiare un individuo da un giorno all’altro atteggiamenti e opinioni. No di certo, soprattutto in una personalità strutturata alla menzogna e all’inganno, con l’aggravante dell’intelligenza e della competenza, come deve essere un rappresentante di quei poteri forti di cui è simbolo e referente.

Il suo discorso era impostato secondo l’obiettivo comunicativo del “sono come voi mi volete”, ma il popolo sovrano ha capito l’inganno, e in questo sabato di dicembre ha dimostrato di non credere alla trappola che gli era stata preparata.


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