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Il Marocco è un paese notoriamente tollerante. Si è recentemente svolta una missione dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale e della Federazione Italiana dei Diritti Umani che tra le varie tematiche ha analizzato anche l’attualità multiculturale nel paese e il dialogo interreligioso.

In rapporto alle tutele delle minoranze religiose, nel preambolo della Costituzione si legge tra l’altro: “L’unità, forgiata dalla convergenza dei suoi componenti arabo-islamico, e amazigh sahariana-Hassani, è stata nutrita e arricchita dei suoi affluenti africani, e dalle componenti andaluse, ebraiche e mediterranee. Il rilievo dato all’Islam nel deposito nazionale è accoppiato con l’impegno del popolo marocchino ai valori di apertura, di moderazione, tolleranza e dialogo per la comprensione reciproca fra tutte le culture e le civiltà del mondo”.

L’ebraismo fa parte della storia del Marocco. Quando gli ebrei furono espulsi dalla Spagna e dal Portogallo nel XV e XVI secolo, molti fuggirono in Marocco. Molte migliaia di ebrei perseguitati in Europa nel corso dei secoli, in particolare durante l’Inquisizione spagnola (1492) e la Shoah, si rifugiarono in terre musulmane. Lì furono accolti e, molto spesso, rispettati e protetti.

La popolazione ebraica nel regno marocchino raggiunse oltre le 250mila persone nel 1948, quando nacque lo stato di Israele. Nei decenni successivi, mentre le tensioni arabo-ebraiche aumentavano, molti se ne andarono. Ne rimangono meno di 2.500, ancora più che altrove nel mondo arabo.

Fino al 1960 Essaouira era una città in cui ebrei e arabi vivevano insieme in una comunità pacifica e amichevole. Alla fine dell’Ottocento, la città aveva una maggioranza di 18mila cittadini ebrei su una popolazione totale di 25mila: un caso unico nel mondo arabo.

La maggior parte degli ebrei lasciò il Marocco all’indomani della guerra dei sei giorni, formando al giorno d’oggi una comunità di circa un milione di ebrei marocchini sparsi in tutto il mondo.

Anche oggi il regno conserva questa tradizione di convivenza e rispetto reciproco. Quindi, all’inizio del Novecento gli ebrei erano circa 350 mila, ora sono molto di meno, ma questa drastica diminuzione non è stata frutto di politiche antiebraiche, come è avvenuto in altri paesi arabi dopo la nascita dello Stato di Israele.

Il regno marocchino ha cercato di tutelare la sua minoranza. Tuttavia non è usuale che un paese musulmano celebri in pompa magna la ristrutturazione di una chiesa o di una sinagoga come è avvenuto a Fez, dove è stata riaperta una sinagoga del XVII secolo, alla presenza delle massime autorità civili e religiose.

Impressioni positive confermate dall’Ambasciatore, già Ministro del Turismo del Regno del Marocco Serge Berdugo, attualmente Segretario Generale del Consiglio della Comunità ebraica del Marocco, che abbiamo incontrato presso la sua abitazione a Casablanca. (Nella foto Serge Berdugo, Domenico Letizia e Antonio Stango).

L’autore è Presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi)


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