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La disinformazione italiana in relazione alla geopolitica è paradossale. Le notizie vengono trasformate in fake news sulla base del tifo e delle speranze di chi è incaricato di scrivere gli articoli

Nelle scorse settimane Electomag aveva facilmente previsto il nuovo successo di Viktor Orban e del suo partito Fidesz, nelle elezioni di ieri in Ungheria.

Eppure proprio ieri, di fronte ad un sorprendente incremento dell’affluenza alle urne (si è superato il 70%, con un aumento di 9 punti percentuali), i siti di alcuni ex grandi quotidiani ipotizzavano una clamorosa débâcle per Orban ed il centro destra.

Invece niente. Le speranze trasformate in false notizie sono andate deluse. I disinformatori in servizio permanente effettivo avevano ipotizzato che un incremento dei votanti a Budapest e nei grandi centri urbani significasse una scelta a favore di Bruxelles e di Francoforte, a favore degli euro burocrati e degli speculatori come Soros. Così come il mancato aumento dei votanti nelle campagne, tradizionale bacino elettorale di Orban, avrebbe significato una disaffezione nei confronti delle politiche del premier.
Macché, non ne hanno azzeccata una. Orban ha conquistato il 49% dei voti, la maggioranza assoluta dei seggi e un terzo mandato tranquillo.

E l’opposizione? È cresciuta, ma non quella che piace ai media italiani. La coalizione socialisti-verdi, così per bene, così convincente e politicamente corretta, ha ottenuto il 12%. In compenso è cresciuta ancora, arrivando al 20%, la destra estrema di Jobbik.

Dunque se prima dell’offensiva mediatica del pensiero unico obbligatorio e degli aiuti di Soros alle Ong politicamente corrette il fronte sovranista ungherese – quello che non vuole l’immigrazione selvaggia e che vuole la libertà di conservare le proprie tradizioni e la propria cultura – sfiorava quasi i due terzi dell’elettorato magiaro, ora supera abbondantemente questa soglia e si avvia a rappresentare i tre quarti degli ungheresi.

Non male per chi è perennemente sotto attacco da parte dell’Europa buona e giusta. D’altronde anche l’Austria aveva risposto nell’identico modo alle interferenze di Bruxelles, di Merkel, di Macron. Eppure non è che la politica di Orban abbia prodotto solo grandi successi. E se è riuscita ad evitare l’invasione dei migranti, non è riuscita – secondo Jobbik – a frenare la fuga dei giovani ungheresi. Però il richiamo alla difesa delle proprie radici, delle peculiarità magiare, del diritto a scegliere il proprio futuro senza farselo dettare da Soros o da Merkel, dai media di servizio o da Bruxelles, ha prevalso nettamente.

Una lezione che difficilmente vorranno ascoltare gli euro burocrati o le vestali del pensiero unico obbligatorio.


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