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Se un tempo i militari avevano bisogno dei carri armati, oggi basta un semplice messaggio nei social per scatenare la ribellione nei brasiliani

I messaggi del generale Villas Boas, comandante dell’esercito brasiliano, sono stati condivisi 21.000 volte e sono piaciuti a 61.000 persone, virale l’hashtag #LulapresoAmanha (Lula in carcere domani) che ha scalato la classifica dei trend topic su Twitter che, di fatto, ha sostituito i media tradizionali negli eventi politici che coinvolgono la società civile.

Le fake news potrebbero inquinare la campagna elettorale del paese sudamericano. Il governo cerca di correre ai ripari creando un algoritmo in grado di individuare le false notizie ed eliminarle dalla rete. Non è un percorso facile da intraprendere, ma è necessario per non alterare il diritto ad una comunicazione non condizionata da distorsioni ideologiche.

Dopo India e Usa, il Brasile è il terzo mercato più grande di Facebook, con 130 milioni di utenti su una popolazione di 208 milioni, il luogo ideale per inserire falsi che nel dubbio diventano realtà e per innescare rabbia e frustrazione.

Sulla condanna di Lula c’è l’ombra dell’esercito in particolare del comandante Eduardo Villas Boas. I messaggi di Villas Boas hanno risvegliato vecchi fantasmi della dittatura militare, suscitando l’allarme immediato nella popolazione. Non dimentichiamo che il paese sudamericano ha vissuto in mano ai generali dal 1964 al 1985.

Il 7 aprile rappresenterà una giornata storica per la democrazia brasiliana, il Supremo Tribunal Federal ha deciso l’arresto di Inácio Lula nel corso di un processo improbabile per le violazioni delle garanzie processuali.

L’ex presidente ha dichiarato che sconterà la condanna a 12 anni inflittagli per corruzione, ma continua a ribadire la sua innocenza. Mancano solo sei mesi all’inizio delle presidenziali e Lula da due anni è saldamente in testa a tutti i sondaggi elettorali. Il suo varcare le soglie del carcere al termine di un processo segnato da abusi di ogni tipo fa riflettere, così come la reazione degli oppositori del partito dei lavoratori, che hanno accolto l’arrivo di Lula in carcere con fuochi d’artificio.

La vicenda giudiziaria e le numerose violazioni dei principi del corretto processo di cui Lula è stato vittima, parallelamente all’impeachment che ha destituito la presidente Dilma Rousseff, rappresentano la fine del processo di riforme che è stato realizzato in Brasile negli anni delle loro presidenze. Grazie a nuove politiche di welfare, 50 milioni di brasiliani hanno migliorato la propria condizione di vita. Il ceto medio brasiliano è arrivato a raggiungere il 54 percento della popolazione. Il programma “Familia” l’allargamento del sistema unico di salute e il programma “Brasil sem miseria” che eroga sussidi a milioni di famiglie, garantendo sostentamento e scolarità gratuita, hanno contribuito a sottrarre milioni di persone alla fame e all’indigenza.

Per l’opinione pubblica mondiale è innegabile il nesso che lega i due presidenti, protagonisti dello straordinario progresso sociale ed economico del Brasile, ma il Paese è spaccato in due, tanti sono i detrattori quanto i sostenitori dell’ex presidente e molte città brasiliane hanno festeggiato in strada la decisione dei giudici.

E se Lula denuncia Netflix per la serie tv ”Il Meccanismo”, che in otto puntate vuole svelare le dinamiche della corruzione brasiliana, noi tutti globalmente rimaniamo in attesa del finale verosimile della telenovela di Lula, per comprendere il potere e i meccanismi sporchi della politica di un Paese.


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