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Non sono molti, nel nostro,Paese, a sapere che da oltre un anno l’Italia mantiene in Turchia una batteria missilistica puntata sulla Siria. Con noi ci sono gli spagnoli con i loro Patriot, mentre gli italiani hanno i missili Samp/T, gli Aster 30.

Entrambe le batterie sono schierate sulla frontiera orientale nella missione Active Fence, Barriera attiva. L’unità missilistica italiana, schierata nella città turca di Kahramanmaras è inserita nell’ambito del sistema di difesa aerea integrata della Nato contro un’eventuale minaccia missilistica proveniente dalla vicina Siria.

Tuttavia viene naturale domandarsi per quale motivo le nostre forze armate siano impiegate nel difendere uno dei più imponenti eserciti del mondo, quello turco, che è il più forte della Nato dopo quello statunitense. Tanto più che in questo momento, dalla Siria, non vengono minacce per i Turchi. Anzi: casomai è proprio il contrario, visto che la Turchia ha invaso la Siria, stato sovrano, per sterminare i curdi; il che avviene nel totale silenzio di Nato, Ue e Onu.

A quanto trapela da fonti ben informate la presenza dei nostri missili è stata al centro dei colloqui di qualche mese fa tra il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il presidente Mattarella e il leader turco Erdogan in occasione della visita di quest’ultimo in Italia. Il presidente turco avrebbe richiesto all’Italia di prorogare la permanenza dei missili almeno fino a settembre di quest’anno.

È quanto trapela dal giornale di Ankara “Urriyet” che, nel merito, ha pure riportato una dichiarazione dello stesso Erdogan che, di ritorno da Roma, avrebbe detto: “ È stato prolungato. Per noi è molto importante”.

Il tutto nel più totale silenzio dei nostri media di servizio.


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