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Nell’aprile scorso, l’ex Presidente socialista dell’Ecuador, Rafael Correa – rifugiato politico in Belgio dal 2017 – fu condannato a 8 anni di reclusione per presunta “corruzione aggravata”, in concorso con il suo già Vicepresidente Jorge Glas, che dal 4 ottobre 2017 sconta una condanna in carcere, nonostante le sue precarie condizioni di salute e le numerose irregolarità nel processo.
Secondo i giudici, Correa, dal 2012 al 2016, si sarebbe reso colpevole di finanziamento illecito al suo partito, in cambio di tangenti per agevolare imprenditori ecuadoriani.
Oltre a ciò, sarebbe stato impedito a Correa e ai suoi sostenitori, di partecipare alle elezioni politiche, per 25 anni.
E’ di pochi giorni fa la notizia che l’Interpol, ovvero l’Organizzazione internazionale della polizia criminale, ha rifiutato la richiesta di arresto da parte dell’attuale governo liberale dell’Ecuador, disposta contro Correa.
L’Interpol riconosce che quella contro Correa è una persecuzione politica, che viola i diritti umani e, come tale, rifiuta ogni richiesta di arresto e estradizione pretese dal governo ecuadoriano, presieduto da Lenin Moreno. Quel Lenin Moreno, che, sino al suo definitivo voltafaccia e al suo abbraccio delle politiche neoliberali, militava nello stesso partito di Correa e ne fu peraltro vicepresidente dal 2006 al 2013.
Nei giorni scorsi, il Trubinale per le controversie elettorali, ha peraltro annullato la decisione del Consiglio elettorale nazionale di sospendere quattro formazioni politiche, fra cui quella a sostegno dell’ex Presidente Rafael Correa.
Il suo partito di ispirazione socialista, dunque, potrà concorrere regolarmente alle prossime elezioni.
La decisione è stata accolta con entusiasmo dall’ex Presidente Correa, il quale, su Twitter, ha esclamato: “Finalmente ! Un giudice elettorale fa ciò che è necessario”.
La vicenda dell’ex Presidente Correa, che ha governato l’Ecuador dal 2007 al 2016, con ottimi risultati economico-sociali, rientra nella strategia di liquidazione per via giudiziaria del socialismo democratico in America Latina. Vicenda che vide coinvolto l’ex Presidente socialista del Brasile Lula, l’ex Presidentessa peronista dell’Argentina Kirchner e vede coinvolto l’ex Presidente socialista della Bolivia Evo Morales. E, per molti versi, sembra avere delle assonanze con quanto accaduto in Italia nel periodo di quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli”.
I nodi, ad ogni modo, sembrano comunque sempre venire al pettine.


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