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L’attuale quadro venezuelano, sfociato in una grave crisi istituzionale dalla fine di gennaio, è stato analizzato dalla rivista di geopolitica Limes.

Nel corso dell’incontro di presentazione del nuovo numero del mensile attualmente in edicola, “Venezuela, la notte dell’Alba”, presso il Circolo Ufficiali Marina Militare di Napoli i giornalisti e collaboratori della rivista Dario Fabbri e Lorenzo Di Muro, coordinati dal direttore del mensile “CulturaIdentità” Alessandro Sansoni, hanno posto l’accento sul ruolo degli Stati Uniti, la posizione della forte comunità italo-venezuelana e quello delle altre potenze.

Partendo dalle contingenze che nel XIX secolo portarono alla nascita della dottrina Monroe (occupazione del Belize da parte britannica, instaurazione di una monarchia francese in Messico), Dario Fabbri ha delineato la posizione degli Usa e il cambio di strategia della potenza nordamericana rispetto al golpe del 2002 guidato da Pedro Carmona.

Comprendendo l’enorme penetrazione del chavismo nel settore militare, la nazione a stelle e strisce reputa impossibile un’invasione armata e punta ad una strategia di medio-lungo periodo soffocando la popolazione con le sanzioni e sfiancando il consenso di Nicolas Maduro anche tra le classi sociali meno abbienti, presentando contemporaneamente Juan Guaidó come il proprio uomo in grado di far uscire il Paese sudamericano dalla crisi”.

Probabilmente, secondo Fabbri, lo stesso Guaidò, formatosi nei settori universitari statunitensi in cui l’ex golpista Carmona è ora docente, sarà sostituito da qualche altra figura scelta dalla coalizione antichavista. Di sicuro il Venezuela conta tantissimo strategicamente per gli Usa, molto più che per la Cina, la cui utilità al momento è indefinibile anche per la posizione geografica dello Stato bolivariano rispetto al canale di Panama, e più che per la Russia impelagata già in Medio Oriente, Asia centrale ed Europa.

Dal punto di vista ideologico il Venezuela è anche l’unico Stato, insieme all’Iran, ad aver sempre tradito Trump sulla sua visione isolazionista tanto da mettere l’inquilino della Casa Bianca in piena sintonia con gli uomini dello Stato Profondo che giura di voler combattere quali il Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton.

Quanto alla posizione presa dal governo giallo-verde Fabbri ha sottolineato che in caso di regime change gli italo-venezuelani avranno un ruolo importante nel nuovo governo filo-statunitense e dal punto di vista strategico la vicinanza ideologica dovrebbe essere meno importante di quella strategica per cui non aver sostenuto e riconosciuto immediatamente Guaidò potrebbe comportare problemi in futuro.

L’intervento di Lorenzo Di Muro, di carattere prettamente storico e di ricostruzione del rapporto tra il popolo e l’esercito e tra quest’ultimo e le istituzioni, ha sottolineato il modo in cui Chavez ha ribaltato la visione dei militari nell’intero continente latinoamericano, abituato da sempre ai golpe filo-statunitensi volti a sovvertire le democrazie nel corso dell’intero XX secolo.


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