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L’Ecuador ha rappresentato uno dei pilastri del successo del socialismo sudamericano, il classico discepolo che supera il maestro in quanto a risultati ottenuti nel corso dei mandati della presidenza del mestizo Rafael Correa rispetto al Venezuela bolivariano.

Una volta impossibilitato alla ricandidatura alla massima carica istituzionale, Correa ha designato come proprio erede Lenin Moreno, già suo vice dal 2007 al 2013.

La vittoria elettorale di Moreno, sfiorata al primo turno, è stata tutt’altro che scontata impegnando a lungo l’ex presidente nella campagna elettorale per il ballottaggio che ha poi incoronato Moreno con poco più del 51% dei voti. Una volta giunto alla presidenza Lenin Moreno ha iniziato a sconfessare il suo predecessore spaccando il partito socialista Alianza Pais.

Correa, che in un primo momento si sarebbe voluto trasferire in Belgio per alcuni anni in compagnia della moglie originaria del piccolo Stato europeo, è stato così costretto ad assumere il ruolo di primo oppositore dell’ex alleato. Consapevole della grande popolarità di Correa, Lenin Moreno ha proposto una serie di referendum tra i quali la modifica per la rielezione alla carica presidenziale proprio per impedire un ritorno in grande stile dell’ex presidente.

Le politiche della nazione sudamericana hanno subito stravolgimenti in ogni ambito: dall’uscita del Paese dall’ALBA (l’Alleanza Bolivariana per le Americhe) all’allineamento al Gruppo di Lima sulla situazione venezuelana in politica estera alle privatizzazioni in politica economica.

E’ proprio la nuova politica economica ad aver generato i malumori della popolazione ecuadoriana che, convocata da sindacati e movimenti sociali, è scesa in piazza nella capitale Quito contro i possibili accordi che permetterebbero al Fondo Monetario Internazionale (Fmi) di rientrare nel Paese.

La manifestazione, dal carattere pacifico, è stata bloccata dalle forze dell’ordine prima di accedere alla piazza principale della capitale in cui ha sede il palazzo presidenziale.

In ogni caso un segnale chiaro da parte dei cittadini che non hanno nessuna intenzione di ripristinare il sistema neoliberista scongiurato dalle conquiste sociali degli ultimi dodici anni.


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