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Nei giorni scorsi re Salman, sovrano assoluto dell’Arabia Saudita, ha intessuto le lodi del sistema giudiziario del suo paese.

Si è trattato di un modo obliquo per difendere l’operato del figlio Mohamed Bin Salman, ovverossia del mandante ormai certo degli assassini del giornalista, implacabile critico del regime saudita, Jamala Khashoggi.

Tutti ricorderanno la scomparsa del giornalista arabo che il 2 ottobre scorso era entrato nell’ambasciata saudita di Istanbul senza più uscirne. Come è stato ampiamente documentato Khashoggi pare sia stato torturato, ucciso e smembrato su mandato dello stesso principe ereditario.

Questo barbaro omicidio ha avuto almeno il merito di scoperchiare le atrocità di cui si è macchiato il regime saudita negli ultimi anni. Misfatti rispetto ai quali l’Occidente ha sempre preferito girare la tesata da un’altra parte, vuoi per gli stretti legami tra USA, Israele e il paese arabo, vuoi per il potere incontrastato che i sauditi riescono ancora ad avere nel determinare il prezzo e la distribuzione del petrolio nei paesi europei e non.

Tra gli osservatori internazionali e gli esperti di geopolitica serpeggia addirittura la convinzione che l’omicidio di Jamal Khashoggi possa portare alla fine della dinastia dei Sa’ud d’Arabia.

Così si è espresso Tano Canino su una diffusa testata on line lo scorso 20 novembre: “Siccome tutti i nodi prima o poi vengono al pettine, c’è adesso solo da capire sino a quando questa famiglia di criminali che galleggia sul petrolio, potrà agire nell’assoluta impunità grazie alla protezione degli Stati Uniti e all’amicizia interessata di Israele in funzione anti Iran. La loro implosione, in effetti, sembra vicina. Il barbaro omicidio (con tanto di smembramento del corpo) di Khashoggi nella sede del consolato saudita a Istanbul sembra aver rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso di vergogne, iniquità e impunità”.

Il corrispondente dalla Turchia non fa sconti e aggiunge: “Per questi predoni sfrontati, attenti solo ad ingrassare e al loro tornaconto, sembrerebbe essere suonata la campanella dell’ultimo giro. Nonostante la cautela di Donald Trump (l’amicizia di suo genero Jared Kushner per l’assassino Bin Salman, erede al trono) per i miliardi di dollari in armamenti già sottoscritti da Riyad che gli americani non vogliono ovviamente perdere, l’orribile verità scoperchiata a Istanbul non può essere più nascosta. E si sa come a volte basti un piccolo granello di sabbia per far andare in panne anche il più potente e rodato dei motori. Ecco, il barbaro assassinio di Khashoggi sembra proprio che possa avere quest’effetto. Un bene per il mondo intero che potrà liberarsi di questa famiglia di ipocriti e assassini”.


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