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L’acqua è divenuto uno dei beni più essenziali e vitali per la vita umana, tanto da muovere intorno alla sua gestione interessi enormi, superiori persino a quelli delle risorse minerali ed energetiche.

Diversi studi geopolitici o macro-economici proiettati nei prossimi decenni pongono “il petrolio bianco” al primo posto delle materie strategicamente necessarie al controllo del potere globalizzato o per garantire la pace sociale interna a ogni paese.

Nei decenni scorsi sono state già combattute diverse guerre finalizzate al possesso di fonti idriche naturali o di corsi d’acqua principali.

La più famosa è certamente il conflitto tuttora aperto fra Israele e Siria per il controllo delle Alture del Golan dove ha origine il Giordano, fiume caro agli Ebrei per la rilevanza biblica ma soprattutto perché è la più sostanziosa riserva d’acqua potabile disponibile in tutta l’area mediorientale al di qua della Mesopotamia.

Proprio in quella regione del mondo l’uomo imparò a utilizzare l’acqua nella pratica dell’agricoltura, che ancora oggi rappresenta la primaria ragione di impiego, insieme all’abbeveraggio di animali e uomini. Sia l’agricoltura che l’allevamento sarebbero impossibili senza l’acqua mentre l’uomo stesso non potrebbe sopravvivere a lungo, dato che la sua costituzione biologica è fatta al 70% del liquido acquoso.

Inoltre esso è fondamentale per l’irrigamento delle piante e degli alberi e lo svolgimento delle loro funzioni biologiche e fisiologiche che sono essenziali alla vita umana e animali, quali la produzione di ossigeno e di nutrienti oltre che ad assorbire l’anidride carbonica presente nell’atmosfera terrestre.

Insomma, senza acqua l’intero eco-sistema del nostro pianeta morirebbe in brevissimo tempo.

Ma l’importanza dell’acqua è cresciuta soprattutto negli ultimi due secoli con l’avvento della produzione industrializzata, che fonda quasi tutte le sue lavorazioni sull’apporto dell’acqua per raffreddare macchinari e impianti oppure per rendere fluidi alcuni processi industriali meccanizzati. Lo sfruttamento dell’acqua a fini industriali è cresciuto notevolmente in particolare nell’Occidente e nell’emisfero settentrionale della Terra, dove peraltro sono presenti le più vaste riserve e disponibilità naturali: mentre il resto del pianeta è eroso dalla desertificazione o dall’avanzamento delle foreste pluviali, l’Eurasia e l’America del nord possono prosperare nell’abbondanza di acqua potabile e nella capacità di distribuirla agli agglomerati urbanizzati e industriali, con rapporti di disponibilità procapite decine di volte superiori rispetto alle altre aree del mondo.

Proprio questo aspetto sta spingendo ad una nuova forma di lotta sul controllo dell’acqua fra chi la vorrebbero conservare nella sua forma di bene comune libero e pubblico e coloro che invece ambiscono ad una progressiva “privatizzazione” che consenta di produrre profitti e razionarne l’utilizzo.

Si tratta di un tema sempre più sentito nell’agenda politica degli stati e globale: fra necessità di manutenere reti idriche pubbliche ma obsolete e ampiamente inefficienti, bisogno di ampliare l’impiego di acqua a fini industriali o agricoli e la volontà di garantire comunque la disponibilità di quantità medie quotidiane di acqua potabile per ogni persona, per la sua sopravvivenza e gli usi domestici, la polemica politica diventa incandescente.

Considerando che l’acqua è un elemento naturale originario della Terra, grazie al quale la vita umana può svilupparsi e prosperare (tanto che l’uomo è alla ricerca di altre riserve di acqua nell’universo ipotizzando di edificare una nuova “terra promessa” in qualche luogo nello spazio…), per non parlare delle sue valenze di tipo culturale, religioso o antropologico, appare sempre più pregnante riconoscere l’importanza dell’acqua per la salute e la sopravvivenza del genere umano e dell’intero sistema naturale terrestre.


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