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I media italiani hanno la pessima abitudine di sparare titoli in prima pagina sugli argomenti più disparati, per poi dimenticare le notizie senza spiegare le conseguenze degli avvenimenti.

Così, per comprendere ciò che sta succedendo in Turchia non si devono cercare informazioni sui media di servizio. Meglio seguire i lavori del workshop del Nodo di Gordio a Montagnaga di Pinè, in Trentino.

L’ambasciatore Carlo Marsili si è confrontato con i docenti Valeria Giannotta (Università di Ankara) e Fabio Grassi (Università La Sapienza di Roma). Ne è emerso un quadro di grande movimento e di cambiamento che, visto il ruolo geopolitico della Turchia, è di particolare interesse anche per l’Italia.

Con il partito di Erdogan che è stato sconfitto alle amministrative di Istanbul e di altre grandi città (e questo era noto in Italia), ma resta nettamente in testa nei sondaggi relativi alla politica nazionale (e questo era nettamente meno noto). Dunque una situazione fluida, con un ministro di Erdogan pronto a creare un nuovo partito. Mentre le forze armate sembrano ora più vicine al presidente.

Ma nel frattempo la Turchia si muove anche, e molto, sul fronte internazionale. Non solo in direzione della Russia, ma anche della Cina. Senza dimenticare il crescente ruolo di Ankara in Africa, nel disinteresse e nella disinformazione generale.

Ci sono, tuttavia, problemi economici che creano tensioni interne. Situazione difficile ma non drammatica. Ed anche questo riguarda l’Italia dal momento che sono un migliaio le aziende del nostro Paese presenti in Turchia. Così come sono di interesse anche italiano gli sviluppi delle iniziative turche di ricerca del gas nel mare di Cipro, ed anche i rapporti sempre più tesi tra Ankara e Washington.


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