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A preoccupare i cittadini USA non è soltanto la trasmissione del coronavirus, ma tutta una serie di problematiche, prime fra tutte un sistema sanitario riservato solo a una parte della popolazione. Senza sanità pubblica il numero di contagi e vittime sarà impressionante. L’epidemia mette a nudo tutti i limiti del sistema sanitario americano e di welfare. Sono i dati a raccontare una crisi economica senza precedenti.

Il sistema sanitario negli Stati Uniti è di tipo assicurativo privatistico. Il mercato delle assicurazioni sanitarie vale circa 3200 miliardi di dollari e cresce a un ritmo del 6 per cento l’anno. Nella frammentazione dove abbondano piani sanitari, la qualità e la quantità dei servizi dipende dal proprio reddito. Una qualsiasi interazione con il sistema sanitario negli USA rappresenta, già di per sè, un potenziale grave rischio finanziario.

Inoltre ad aggravare una situazione già drammatica, è il fatto che circa il 70 per cento dei lavoratori con salario minimo, non ha diritto a un congedo per malattia. Va da sè che i cittadini non assicurati, seppur contagiati e asintomatici, andranno ugualmente a lavorare, pur di non rinunciare al loro salario. Questi lavoratori, oltre a contribuire ulteriormente al contagio, metteranno in evidenza l’inadeguatezza del sistema di welfare statunitense. Un debole sistema sanitario orientato esclusivamente al profitto, nella gestione di un problema di salute pubblica, che sottolinea l’importanza di un sistema sanitario nazionale universale.

Negli USA è in corso, a causa dell’epidemia da Covid 19, una crescita record di disoccupati, più di 10 milioni in 14 giorni. Dati impressionanti, mai visti in tutta la storia economica americana. La peggiore recessione dal dopoguerra. Il precedente record storico di richieste di disoccupazione risaliva al 1982 con 695 mila domande. Oggi la richiesta è decuplicata.

La priorità per le elezioni di novembre (o di quando si terranno), sarà occuparsi di questo nuovo esercito di disoccupati, che chiederà aiuti e protezione al governo, oltre che posti di lavoro. Secondo il New York Times gli americani non temono solo la disoccupazione, ma hanno il timore che l’epidemia porti alla disintegrazione dell’ordine pubblico con furti, saccheggi, omicidi. Nell’ultima settimana di marzo più di 6,6 milioni di persone hanno presentato domanda di disoccupazione. Il conseguente panico circa l’emergenza ha scatenato negli USA la corsa all’acquisto di armi e munizioni.

Gli americani non assaltano solo i supermercati, ma formano lunghe code fuori dalle armerie per assicurarsi una pistola o un fucile. Il timore diffuso è che possano scoppiare disordini. Con il crescere dei contagi cresce anche la paura. Un’importante rivenditore on line di munizioni, Ammo.com, ha pubblicato i dati delle vendite della fine di febbraio e marzo, l’aumento delle vendite è stato del 68 per cento rispetto agli undici giorni precedenti.

Ci sono stati momenti nella storia recente americana in cui la vendita di armi ha subito un’impennata. In genere si verifica dopo una strage o un massacro ma raramente per un’epidemia globale.


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