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La marcia dei migranti honduregni partiti poco più di una settimana fa da San Pedro Sula con l’intenzione di arrivare al confine tra Stati Uniti e Messico avanza, ampliandosi sempre più per numero di aderenti lungo il tragitto attraverso l’America centrale.

Per il presidente statunitense Donald Trump si tratta di una vera e propria emergenza alle porte delle elezioni di midterm fissate per martedì 6 novembre.

Il magnate di New York potrebbe fronteggiare con mano dura l’arrivo degli immigrati centroamericani per dare un segnale di forza alla vigilia di un voto che dovrebbe penalizzare il Partito Repubblicano, attualmente maggioranza sia alla Camera che al Senato.

L’atteggiamento degli Stati dell’America latina coinvolti dalla marcia non è andato giù al settantaduenne abitante della Casa Bianca che ha già minacciato un drastico taglio agli aiuti verso Honduras, Guatemala ed El Salvador.

Se la politica del Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale, il partito socialista al governo in El Salvador, si sta prefigurando in opposizione con gli interessi nordamericani per via di una lunga campagna elettorale che il prossimo anno porterà al voto per la presidenza il più piccolo dei tre Stati, risultano del tutto inattese le giravolte dei governi di Honduras e Guatemala.

Giunti in territorio messicano i migranti continuano a procedere senza sosta grazie al sostegno della Chiesa e delle organizzazioni religiose che si stanno prodigando per garantire i necessari aiuti umanitari.

Nel tragitto all’interno della più grande e popolosa nazione del subcontinente il numero di persone in marcia potrebbe aumentare notevolmente e costringere ad un primo forte contrasto il neo presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, che ha manifestato il proprio sostegno ai migranti, e l’intransigente leader populista a stelle e strisce.


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