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Le elezioni presidenziali in Venezuela hanno incoronato Nicolas Maduro che, ora, potrà dare vita ad un secondo mandato di sei anni. La tornata elettorale rappresentava una serie di sfide per l’ex delfino del comandante Chavez.

La rielezione non è sembrata mai in discussione, anche se il principale sfidante e alcuni sondaggi statunitensi davano l’ex chavista Henri Falcon in testa, ma la vera sfida con le opposizioni, che hanno scelto di boicottare il voto, era sulla percentuale di votanti.

I dati definitivi parlano di un 46% di elettori che si sono recati alle urne, pari ad 8,6 milioni di aventi diritto. Una cifra vicina alle competizioni elettorali della seconda metà dello scorso anno in cui pure le opposizioni non presentarono propri candidati (comunali e Assemblea Costituente) ma lontana sia dal 61,4% che partecipò alle elezioni regionali dello scorso ottobre che dalla percentuale per le presidenziali che tende a coinvolgere quasi sempre più dell’80% degli abitanti della nazione sudamericana.

Il trionfo sugli sfidanti è netto e il 67,7% (pari a 5 milioni e ottocentomila voti) ha permesso a Maduro di staccare di quasi quarantasette punti il primo degli sfidanti, l’ex governatore dello stato di Lara Falcon sostenuto dalla formazione Avanzada Progresista (AP) fermatosi al 21,1% (pari a 1,8 milioni di voti). Ha sfiorato il milione di preferenze il predicatore evangelico Javier Bertucci mentre Reinaldo Quijada, sostenuto dal partito Unidad Popular Politica 89 (UPP89) si è fermato ad appena trentaquattromila voti.

Il numero di voti a sostegno di Maduro indica la tenuta del Partido Socialista Unido de Venezuela (Partito Socialista Unito del Venezuela, PSUV), in media con gli ultimi appuntamenti elettorali ma sicuramente lontano dal recuperare tutti i sostenitori che gli permisero di raggiungere i sette milioni e mezzo di voti nell’aprile 2014.

Le opposizioni hanno già reso noto che non accetteranno il risultato elettorale e sostengono di essere in possesso di dati che testimonierebbero un’affluenza al di sotto del 30%. La volontà di non accettare i dati definitivi ha coinvolto anche Falcon, espulso dalla coalizione antichavista della Mud proprio in seguito alla sua partecipazione alla competizione elettorale.

Una voce contro corrente è stata quella dell’ex presidente spagnolo Zapatero che ha sostenuto la validità del processo elettorale.


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