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Come tutti sanno, e come ampiamente riportato anche su queste pagine, le uniche nazioni che si sono immediatamente attivate per portare soccorso all’Italia, quando l’emergenza del coronavirus si era fatta drammatica, sono state la Russia, Cuba, la Polonia e persino la Cina.

Dagli USA, invece, niente, al di là di generiche dichiarazioni di solidarietà culminate – si fa per dire – il 9 aprile quando la first lady Melania Trump aveva chiamato al telefono la figlia – sì, proprio la figlia! – del presidente della Repubblica, Laura Mattarella, esprimendo “le sue sentite condoglianze per i molti italiani che hanno perso la vita per il coronavirus“. Era seguita la solenne promessa del segretario di Stato Pompeo che, in un’intervista al Corriere della Sera aveva dichiarato: “Per l’Italia siamo quelli che fanno e che faranno di più”.

Evidentemente, anche il presidente americano si è reso conto che oggi come oggi in Italia “le chiacchiere stanno a zero”. E deve aver compreso che essere scavalcato in termini di aiuti da paesi che, tolta la Polonia, neppure fanno parte della NATO non era un bene dal punto di vista geopolitico.

Così nei giorni scorsi Trump, con un memorandum, ha annunciato l’avvio di un’operazione di solidarietà nei confronti del nostro paese.

La Repubblica Italiana – scrive in apertura Trump – uno degli alleati più stretti e di vecchia data, è stata devastata dalla pandemia di Covid-19, che ha già reclamato più di 18 mila vite, portato la maggior parte del sistema sanitario a un passo dal collasso, e minaccia di spingere l’economia italiana verso una profonda recessione”.

Sebbene la prima e più importante responsabilità del governo degli Stati Uniti sia nei riguardi del popolo americano – continua il documento – andremo in aiuto dell’Italia per sconfiggere l’epidemia di Covid-19 e mitigare l’impatto della crisi, mostrando allo stesso tempo la leadership degli Usa davanti alle campagne di disinformazione cinese e russe, riducendo il rischio di una nuova infezione dall’Europa verso gli Stati Uniti”.

Un’affermazione sibillina dalla quale si evince che l’interesse politico del presidente statunitense va ben al di là delle misure di prevenzione e cura della malattia che sta devastando l’Italia.

Comunque niente aiuti economici.
Anzi, nello stesso documento si dice che il presidente ha intenzione di affidare al segretario alla Difesa Mark Esper il compito di identificare le “forniture sanitarie in eccesso” da trasferire al Dipartimento di Stato di Mike Pompeo per poi essere consegnate all’Italia. Il lavoro di distribuzione dovrebbe essere svolto dai circa 30.000 dipendenti (sic!) delle Forze armate Usa in Italia, così come dalla rete diplomatica e consolare.

Ma considerato che anche le strutture sanitarie americane stanno dimostrando di non essere all’altezza dell’emergenza pandemica è difficile immaginare quali e quante possano essere le forniture mediche di cui gli Stati Uniti possano fare a meno di qui alle prossime settimane.

Di conseguenza è altrettanto difficile immaginare quanti e quali possano essere gli annunciati aiuti e soprattutto quando possano arrivare.


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