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Siamo abituati a pensare a Las Vegas come la ricca e luminosa città dei casinò, ma quasi nessuno sa che l’indice di povertà è molto elevato anche in queste città molto appariscenti

Nessuno se ne accorge ma nel sistema fognario a Las Vegas vivono migliaia di persone, vengono chiamate uomini talpa: ex manager, operai licenziati, persone rovinate dal gioco, tossici e delinquenti.

È la parte oscura della città, quella che non si vede e rimane nascosta ai turisti impegnati a divertirsi nelle sale degli hotel. Negli Stati Uniti d’America il fenomeno non è così inusuale, basti pensare che nella sola New York sono oltre 30 mila gli emarginati che vivono nell’ombra delle fogne a Manhattan.

Dello sprezzante contrasto tra l’opulenza dei casinò e l’emarginazione dei clochard, uomini rovinati dalla crisi economica, si è occupato il giornalista Matthew O’Brien immergendosi in questo universo sotterraneo e percorrendo negli ultimi 14 anni oltre 8.000 chilometri di gallerie per realizzare un cortometraggio e un libro, che documenta le condizioni di vita e di disagio di coloro che abitano le fogne.

Oggi Matthew racconta così la sua esperienza: ”Sin City era come Roma dell’epoca romana, Parigi del dopo rivoluzione o New York degli anni ottanta. Una parte della popolazione viveva sotto terra. A Roma i cristiani nelle catacombe, a Parigi i rivoluzionari nelle fogne, a New York i reietti dello sviluppo nella metropolitana. A Las Vegas nei tunnel ci sono ancora quelli che hanno perso tutto, ma proprio tutto.

Matthew O’Brien che lavorava per un settimanale della capitale americana del gioco d’azzardo il “Las Vegas City Life”, fu incaricato di raccontare la storia di un assassino T.T.J. Weber. Nelle sue ricerche Matthew più dell’omicidio di cui si era macchiato il delinquente, volle approfondire il modo in cui era riuscito a sfuggire alla più grande caccia all’uomo della storia di Las Vegas. Scoprì che l’assassino si era calato in un tombino ed era svanito nel nulla in una rete di tunnel.

O’Brien segui’ il percorso dell’omicida scoprendo un mondo nascosto, nei tunnel vivevano centinaia di persone, ognuno con la sua storia da raccontare, ognuno appeso al ricordo di un neon che brilla senza pause in una città piena di luci come Las Vegas fino al buio dei cunicoli di scolo delle acque.

Tutti erano finiti sotto terra dopo aver perso il lavoro o dopo storie di dipendenze dalla droga, trovando come unico ricovero i cunicoli anti allagamento, c’era chi aveva attrezzato una casa con mobili raccolti nelle discariche pubbliche, ricavando addirittura in un angolo anche una toilette e un armadio. Ovviamente niente riscaldamento o acqua corrente, la pavimentazione era spesso velata da uno strato di acqua torbida, il calore all’interno dei tunnel poteva raggiungere i 40 gradi, in condizioni igieniche precarie.

In quel periodo Matthew incontrò decine di homeless, molti di loro rappresentavano la parte oscura della città, quella che non si vede, ciò che rimane nascosto e che spesso ci affascina.

Fortunatamente negli ultimi anni proprio grazie al contributo di O’Brien è nata un’organizzazione no profitShine a Lite” che si occupa di rifornire la comunità creatasi nel sottosuolo di Las Vegas di acqua, cibo, vestiti e coperte. Inoltre con l’ausilio di alcuni sponsor e in forma totalmente gratuita, l’organizzazione si occupa di trovare un alloggio, un lavoro, le medicine, consulenza medica e la gestione di servizi legali a tutti coloro che per un infausto destino si trovano ad abitare i labirinti di Las Vegas.


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