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Si calcola che in Medio Oriente vivano oggi circa 15 milioni di cristiani, tra fedeli autoctoni e migranti.

Un elemento caratteristico della presenza cristiana nella regione è senza dubbio la sua estrema frammentazione. L’unità si ruppe con le controversie cristologiche del V secolo

ricorda Don Francesco Baronchelli, Segretario generale del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, durante una recente lezione del Corso di approfondimento “Il Mediterraneo e il Medio Oriente oggi: Problemi e prospettive”, svoltasi presso la Lumsa Università.

Il segretario del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica ha ribadito l’essenzialità di parlare di cristianesimi, molti e variegati, in Medio Oriente e secondo questa ottica si deve analizzare la problematica che vivono i fedeli in tale contesto geografico.

I cristiani in Medio Oriente sono sempre più consci che le persecuzioni che li colpiscono oggi possono essere anche un’occasione provvidenziale per procedere verso l’unità di tutti i cristiani del Medio Oriente.

La recente proposta del Patriarca Sako di riunire la Chiesa Caldea, quella assira d’Oriente e quella antica d’Oriente va in tale direzione. Potremmo assistere a probabili cambiamenti per il prossimo futuro. I cristiani sono presenti in tutti i paesi del Medio Oriente, sempre come minoranza in riferimento alla popolazione globale.

Fino ai dati del 2010, i cristiani autoctoni costituivano il 3% della popolazione complessiva. L’attualità politica e delle problematiche legate ai conflitti in corso, successivamente alla denominata “Primavera araba”, e le persecuzioni mirate contro i cristiani, hanno determinato una notevole diminuzione.

Ricordiamo che nei Paesi del Golfo si trovano oggi oltre due milioni di cristiani tra i lavoratori stranieri, tutti immigrati stagionali, non residenti. Non sono apertamente perseguitati, ma continuamente sottoposti a vessazioni e restrizioni.

I cristiani in Medio Oriente presentano un panorama vastissimo di confessioni: la Chiesa assira d’Oriente, le Chiese ortodosse orientali, le Chiese ortodosse calcedonesi, le Chiese cattoliche, la Comunità anglicana e molte comunità cristiane protestanti.

Un fenomeno sempre presente, oggetto di profondi dibattiti all’interno di tutta la comunità cristiana, è la ricerca di comunione tra chiese formalmente separate. L’ecumenismo quale ricerca di incontro, collaborazione reciproca, sostegno e solidarietà contro le persecuzioni. Sono numerosi i predicatori, che soprattutto nell’ultimo periodo storico di comune sofferenza e persecuzione, percepiscono tutta la comunità cristiana come fratelli e sorelle della stessa famiglia, membri di un’unica comunità fondata intorno a Cristo.

Tra le questioni centrali per le varie chiese vi è quella della comune data per le feste sacre, particolarmente per le due principali dell’anno liturgico, ovvero il Natale e la Pasqua. Quanto alla Pasqua, una commissione di esperti, composta da rappresentanti del Consiglio Ecumenico delle Chiese e del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, si riunì nel 1997 ad Aleppo per studiare la questione e proporre una risoluzione comune. Non si riuscì a raggiungere un accordo. Nel 2013, Papa Tawadros, il patriarca dei cristiani copti, scrisse una lettera a Papa Francesco sulla necessità di individuare una data unica per la celebrazione della Pasqua e per tutte le Chiese cristiane. Non si è ancora giunti ad un accordo.

Tali aspetti non sono secondari in rapporto alle problematiche che vivono i cristiani, soprattutto con il recente avanzare dello Stato Islamico. Nei drammi recenti si sono moltiplicate le visite di solidarietà alle vittime da parte dei vescovi della regione. Visite compiute a prescindere dall’appartenenza rituale e confessionale, spesso accompagnate da aiuti concreti con beni di prima necessità.

Molti sono gli appelli a favore della cessazione delle ostilità, della riconciliazione, del dialogo, della restituzione degli ostaggi e dei rapiti, appelli presentanti comunemente dai gerarchi delle varie Chiese.

Papa Francesco durante il suo incontro col patriarca Bartolomeo a Gerusalemme, nel maggio 2014, ha toccato anche il tema dell’unità del martirio affermando:

Quando cristiani di diverse confessioni si trovano a soffrire insieme, si realizza l’ecumenismo del sangue, che possiede una particolare efficacia non solo per i contesti in cui esso ha luogo, ma, in virtù della comunione dei santi, anche per tutta la Chiesa.

Ciò che è necessario ribadire è che la continua persecuzione nei confronti dei cristiani in Medio Oriente sta generando una sempre più richiesta unità da parte di tutte le chiese cristiane, a partire proprio dalla celebrazione e l’istituzione di una festa comune per i tutti i martiri delle Chiese d’Oriente. Dalla tragedia potrebbe generarsi uno spirito ecumenico di unione e comunione dei cristiani. Aspetti religiosi che diventano indubbiamente fondamentali nell’analisi geopolitica dell’attualità delle confessioni religiose in Medio Oriente.

L’autore è Presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi)


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