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Evo Morales punta forte al quarto mandato presidenziale per portare a compimento il proprio lavoro con il quinquennio che gli permetterebbe di toccare i venti anni alla guida della Bolivia.

Sancito il motto “squadra che vince non si cambia” ad affiancarlo in ticket per la vicepresidenza sarà ancora una volta il cinquantaseienne Álvaro García Linera.

Sulla carta il principale sfidante sembrerebbe l’ex presidente Carlos Mesa, che ha scelto Gustavo Predraza per la vicepresidenza, candidato dalla coalizione Comunidad Ciudadana (Comunità Cittadina, CC). Eppure tra Morales e il nuovo mandato si è posto un nemico ben più temibile che, dopo aver dichiarato guerra ai paesi fondatori dell’ALBA (l’Alleanza Bolivariana per le Americhe), prova a dire la propria anche in vista delle elezioni generali dello Stato andino. Oltre alla massima carica istituzionale i boliviani, infatti, dovranno eleggere anche 36 senatori e 130 deputati.

Come spesso avviene in questi casi il Congresso statunitense supera le divisioni partitiche per attaccare i leader socialisti latinoamericani in maniera unitaria. In questo caso è stata una mozione del democratico Bob Menéndez a favore del “regolare trasferimento di poteri in maniera pacifica tramite le elezioni” a trovare sponda in un falco repubblicano come il senatore Ted Cruz che ha sottolineato come la ricandidatura del presidente indio avvicini la Bolivia “a regimi illegittimi e illegali come quello di Nicolas Maduro in Venezuela”.

Anche il Dipartimento di Stato Usa dopo aver esortato Morales a ritirare la ricandidatura ha dichiarato come non sussistano le condizioni per libere ed eque elezioni. L’obiettivo di Carlos Mesa è quello di attirare l’attenzione sul voto autunnale e trascinare Morales ad un inedito secondo turno per il presidente socialista per poi poter contare sulla convergenza dei voti degli altri sfidanti. Saranno, infatti, altri sei i candidati alla carica presidenziale della nazione sudamericana: Óscar Ortiz e Edwin Rodríguez sostenuti da Bolivia dice No, Jaime Paz Zamora e Paola Barriga del Partido Demócrata Cristiano (Partito Democratico Cristiano, PDC), Víctor Hugo Cárdenas e Humberto Peinado dell’Unidad Cívica Solidaridad (Unità Civica di Solidarietà, UCS), Virgilio Lema e Fernando Untoja del Movimiento Nacionalista Revolucionario (Movimento Nazionalista Rivoluzionario, MNR), Ruth Nina e Leopoldo Chui del Partido de Acción Nacional Boliviano (Partito di Azione Nazionale Boliviano, Pan-Bol) e Israel Rodríguez e Faustino Challapa del Frente Para la Victoria (Fronte per la Vittoria, FPV).


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