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La politica peruviana non conosce pace dallo scorso dicembre

Prima lo scandalo Odebrecht che ha abbracciato anche l’attuale presidente Kuczynski, sfuggito all’impeachment per una manciata di voti gentilmente concessi da Kenji Fujimori in cambio della grazia al padre ed ex presidente Alberto, poi le proteste di piazza successive al perdono per gravi motivi di salute ottenuto proprio dal dittatore di origine nipponica e ora il nuovo processo che lo riguarderà.

Già condannato a venticinque anni di reclusione per crimini contro l’umanità e corruzione

Alberto Fujimori ora dovrà comparire, insieme ad altre 22 persone, davanti ad un tribunale per l’assassinio di 6 agricoltori compiuto nella citta’ di Patvilca nel 1992.
L’ex presidente, artefice di un autogolpe in seguito al quale mantenne il potere nella nazione andina per dieci anni, divide ancora oggi l’opinione pubblica del Paese tra i suoi ferventi sostenitori, oggi raccoltisi sotto il cartello di Fuerza Popular della figlia Keiko in grado di sfiorare due volte la vittoria alla tornata elettorale per il palazzo presidenziale e detentore della maggioranza in Parlamento con 71 dei 130 seggi totali, e i più acerrimi nemici formati dai partiti di sinistra, i principali intellettuali come Vargas Llosa e i movimenti civici e sindacali.
Di sicuro Fujimori rischia una nuova condanna ben più lunga dei tredici anni che gli restavano da scontare prima della grazia presidenziale e potrebbe, data l’età avanzata, davvero terminare i suoi giorni in carcere.

Ad uscirne ancora una volta sconfitta

è l’intera classe politica di una nazione in cui l’attuale presidente viene messo continuamente in minoranza ed i suoi tre predecessori (Ollanta Humala, Alan García e Alejandro Toledo) sono tutti imputati nel maggior scandalo giudiziario latinoamericano del nuovo secolo.


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