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Le elezioni presidenziali nel piccolo Stato centroamericano di El Salvador hanno visto trionfare il candidato della Gran Alianza por la Unidad Nacional (Grande Alleanza per l’Unità Nazionale, Gana).

Nayib Bukele ha ottenuto più del 53% dei voti scongiurando il ballottaggio inizialmente previsto per il prossimo 10 marzo.

Dal 1° giugno il trentasettenne di origini libanesi assumerà la massima carica istituzionale del Paese ponendo fine allo storico bipartitismo tra il partito di sinistra degli ex guerriglieri e la destra neoliberista.

Bukele, con un passato da sindaco della città di Nuevo Cuscatlán, prima, e della capitale San Salvador, dopo, sembra aver convinto proprio gli elettori del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale, FMLN) attraverso una rapida analisi dei flussi elettorali.

Il vero sconfitto di queste tornate è, infatti, l’ex partito di Bukele che, dopo averlo espulso, ha deciso di puntare sull’ex ministro degli Esteri Hugo Martinez attestatosi poco sotto il 14% dei consensi. Nemmeno l’imprenditore Carlos Calleja, candidato dell’Alianza Republicana Nacionalista (Alleanza Repubblicana Nazionalista, ARENA) è riuscito ad avvicinare il vincitore fermandosi ventidue punti sotto e ottenendo poco più del 31%.

L’avvicendamento alla presidenza della Repubblica potrebbe avere anche degli effetti sulla politica estera considerando che il presidente uscente dell’FMLN Salvador Sánchez Cerén è stato uno dei pochi in America Latina, con Evo Morales e la Cuba castrista, a sostenere la legittimità della presidenza di Nicolas Maduro in Venezuela. Di sicuro le principali sfide del neoeletto presidente riguarderanno maggiormente i tanti problemi che attanagliano dall’interno lo Stato che ha il triste primato del maggior numero di omicidi al mondo.


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