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Il lancio di una moneta virtuale era nell’agenda dell’esecutivo venezuelano guidato da Nicolas Maduro dallo scorso novembre e ora è realtà

El Petro, questo il nome scelto dal governo bolivariano, è la prima moneta virtuale o digitale di Stato.

Proprio per via del suo rapporto direttamente collegato con quello di uno Stato nazionale molti pensano sia erroneo definirlo una criptovaluta come i Bitcoin o gli Ethereum.

Il suo prezzo è stato fissato in base a quello del barile di petrolio, attualmente sui 60 dollari, mentre la quantità è garantita da cinque miliardi di barili di oro nero dell’Orinoco.

L’idea della maggioranza venezuelana

è quella di legare la nuova moneta anche alle altre materie prime presenti nel Paese come oro, gas e diamanti con il chiaro intento di aggirare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea sui mercati finanziari. Dal proprio canto il gigante nordamericano ha già chiarito che l’investimento in Petro esporrebbe gli autori a rischi legali perché sarebbe considerata un’estensione del credito in aperta violazione delle sanzioni.

La prova del Venezuela sarà seguita da vicino da diversi Stati e sembra che, in caso di successo, il presidente russo Vladimir Putin sia intenzionato a riproporla in Russia, altro Stato alle prese con le sanzioni economiche.

Di sicuro il controllo da parte dello Stato impedirà agli investitori di utilizzarla per il riciclaggio di denaro, che risulta, invece, prassi per le altre criptovalute.


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