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La condizione dei diritti delle donne e dei diritti umani in Arabia Saudita è sicuramente lontana dagli standard occidentali. Sono assenti molte delle libertà fondamentali presenti nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Sono applicate la pena di morte, l’oppressione delle minoranze religiose e politiche, la persecuzione degli omosessuali e l’atteggiamento di inferiorità verso le donne.

Un antico proverbio dell’Arabia Saudita recita: “Una ragazza non possiede altro che il suo velo e la sua tomba”. Sono eclatanti le forti discriminazioni che le donne saudite subiscono in molti aspetti della loro vita, molte sono le limitazioni nell’educazione, nell’occupazione e nel sistema giudiziario. Le donne restano comunque sottoposte alla tutela dei maschi per poter studiare, viaggiare, aprire un conto corrente bancario e per acquistare una autovettura.

L’Arabia Saudita, dal 24 giugno, è stato l’ultimo paese del mondo che ha legalizzato il transito sulle strade per le donne alla guida di autoveicoli. In un Paese che aderisce alla versione dell’Islam più rigida, il wahabismo, i diritti delle donne sono molto limitati. Solo il 12 percento delle donne saudite ha una occupazione e quindi guidare in piena autonomia permetterà loro di inserirsi maggiormente nel mondo del lavoro.

A livello burocratico si sta lavorando per creare scuole guida per donne e il Governo rende noto che la popolazione femminile potrà guidare anche taxi e autobus determinando una svolta epocale. Le società di trasporto saudite si sono dette pronte ad assumere il 20 percento di personale femminile generando così 200.000 posti di lavoro. Le donne saranno impiegate per condurre autobus universitari ed adibiti al trasporto scolastico. La società di servizio di trasporto e taxi Ubeer e Careem prevede di assumere 100.000 donne autiste, perché essendo in Arabia Saudita vietata la promiscuità, molte clienti preferiranno alla guida una donna tassista piuttosto che un uomo.

L’artefice di tale cambiamento è il principe Mohammed bin Salman che, probabilmente spinto dal prezzo basso del petrolio, è stato costretto a una modernizzazione del Paese per far fronte a un’economia che, attraverso il contributo femminile, vuole rendersi indipendente dalle oscillazioni del prezzo del greggio.

Il piano di trasformazione economica dell’Arabia Saudita, denominato Vision 2030, punterà oltre al distacco dalla sua dipendenza del petrolio, a privatizzare larghi settori dell’economia e a portare i giovani e le donne sul mercato del lavoro.

Il progetto appare ambizioso e non sarà semplice il passaggio da un’economia petrolifera ad un’economia diversificata che vuole rilanciare il turismo, perché richiederà una trasformazione delle ideologie estremiste odierne in un Islam moderato e aperto al mondo per attrarre visitatori stranieri.

È incredibile come la scelta di concedere la patente alle donne saudite oltre a generare un inclusione nel mondo del lavoro, possa rappresentare una vera rivoluzione dei diritti, ma soprattutto generare cambiamenti in ordine di entrate per le case automobilistiche che prevedono un fatturato di circa 90 miliardi di dollari entro il 2030.

La strada per l’uguaglianza per le donne saudite è ancora in salita ma può rappresentare il primo viaggio verso altre conquiste e verso la libertà.


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