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Quasi come fumo negli occhi nel pieno della pandemia dovuta al Covid-19, in Costa Rica è stata decretata la legalizzazione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso per decadimento del divieto vigente.

Si tratta del primo Stato dell’America centrale a riconoscere questo diritto individuale. Il più alto tribunale della nazione, in una sentenza del 2018, aveva sancito “l’incostituzionalità e la discriminazione” del divieto stabilito dalla legge fino a quel momento in vigore riguardo al riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso, che si poneva in contrasto con la Convenzione americana sui diritti umani stabilita dalla Corte interamericana che il Costa Rica aveva sottoscritto.

Contemporaneamente era stato concesso un lasso di tempo pari a 18 mesi al Congresso nazionale per ratificare una nuova legge che aprisse al riconoscimento, modificando quella in vigore ed eliminando il divieto, pena il decadimento della stessa.

La frastagliata composizione dell’unica Camera del Costa Rica, che nel corso delle ultime elezioni legislative tenutesi nella prima metà del 2018 non ha fornito una maggioranza assoluta garantendo a ben 7 partiti di dividersi i 57 seggi, non ha agevolato l’iter parlamentare.

In particolare il Partido Restauración Nacional (Partito della Restaurazione Nazionale, PRN), giunto al ballottaggio alle ultime presidenziali e su posizioni conservatrici espressione delle chiese evangeliche, si è opposto fino all’ultimo a questa apertura dagli scranni del Parlamento.

Di diverso avviso è stato il presidente in carica Carlos Alvarado (nella foto) del Partido Acción Ciudadana (Partito Azione Cittadina, PAC) che ha fornito tramite il proprio profilo Twitter il commento con cui ha dichiarato che “Il Costa Rica riconosce ufficialmente la parità di matrimonio. Oggi celebriamo la libertà, l’uguaglianza e le istituzioni democratiche”.


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