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Cosa ci dice il cervello?

Titolo di un film e domanda che mi sale dietro gli occhi ogni volta che seguo le logiche ardimentose di alcuni turisti che si dicono incapaci di affrontare moralmente un’Iran che obbliga le donne ad andare con il velo in testa, salvo poi partire per Dubai dove la condizione femminile, nella sostanza, subisce ingiustizie decisamente più cocenti.

E la stessa logica la applicano pensando a eventuali rischi di attentati. Un coro entusiasta di sì per i mercatini di Natale in Europa durante il ponte dell’Immacolata, quando queste zone in questi particolari periodi sono state teatro di attentati pesanti. Però non vanno in Libano. Beirut… la guerra… E tu hai un bel da dire che è storia passata. Che invece Berlino, Strasburgo, Nizza sono fresche come le uova in frigo.

E’ la percezione che conta.

Quella che li fa partire in massa ancora oggi per il Mar Rosso dove si contano centinaia di vittime di attentati diluiti negli ultimi anni, ma impedisce di prenotare un tour sulla costa Algerina per visitare splendidi siti di epoca Romana. Ed in Algeria, di attentati ai danni di turisti, non se ne è vista l’ombra.

Ci sono nomi che restano nella memoria collettiva incisi a tinte forti.

Vedi il Rwanda. 26 anni sono trascorsi da un genocidio che ha massacrato oltre un terzo della popolazione. Ma le immagini di maceti macchiati di sangue persistono in qualche recesso della mente. Sono fotogrammi che si accavallano, insieme a fotografie, articoli faziosi e trasmissioni televisive scadenti. Mettono in secondo piano la vocazione turistica vera del paese, legata alla più copiosa comunità di Gorilla di montagna dell’Africa. Solo per questa visita si giustifica il viaggio! Altro che maceti e guerre!

Il popolo dei viaggiatori permette che le proprie scelte siano pilotate inconsciamente da leggende e miti che persistono. Si versano lacrime di rimpianti per non essere andati quando si poteva in Siria o in Yemen, si idealizza una Libia fatta di siti archeologici e deserti, ma quando si parla di Samarcanda non la si sa piazzare neanche sulla cartina.

Resta quella di Vecchioni, con un cavallo che corre ed una figura sinistra che compare in mezzo ad un mercato. Ed è un po’ troppo poco per decidere di scegliere come propria meta l’Uzbekistan anziché Rimini.


Le opinioni dei lettori
  1. Cristiana Parnigotto   On   20 Aprile 2019 at 17:07

    condivido e apprezzo! Lo pensavo ma non avrei saputo certo dirlo così bene… Per il mio prossimo viaggio però, attenzione, Vi chiederò consigli 🙂

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