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Jair Bolsonaro ha vinto il ballottaggio per la carica presidenziale nel Paese verde-oro.

Il sessantatreenne deputato che tanto ha fatto discutere a partire dalla propria candidatura alla massima carica istituzionale brasiliana ha ottenuto poco più del 55% dei voti contro il 44,9% dello sfidante Fernando Haddad.

Quest’ultimo, rappresentante del Partito dei Lavoratori scelto come sostituto dell’incandidabile ex presidente Lula, ha pagato la mancanza di carisma rispetto al leader indiscusso della sinistra brasiliana e gli errori dei governi di Lula e Dilma Rousseff venuti alla luce nelle numerose inchieste giudiziarie che riempiono ancora i tribunali della nazione sudamericana.

L’idea di un fronte anti-Bolsonaro lanciata da Haddad è servita a poco se non a ridurre lo svantaggio tra il primo e il secondo turno tra i due sfidanti, permettendo al candidato lulista di guadagnare sedici milioni di voti e vincere nel nord-est dello Stato.

Bolsonaro entrerà in carica il 1° gennaio 2019 e ha già annunciato una riduzione del numero dei ministeri, da ventinove a quindici, anche se potrebbe cedere alla necessità di trovare alleanze nei due rami del Parlamento.

Il candidato del Partito Social-Liberale è già al lavoro per la formazione della squadra di governo nella quale avrà il ruolo di vice il generale Hamilton Mourão mentre Paulo Guedes, ultraliberista di formazione statunitense, dovrebbe ricoprire l’incarico di Ministro dell’Economia.

I primi a congratularsi con Bolsonaro sono stati il presidente argentino Mauricio Macri e il nordamericano Donald Trump, testimonianza di uno spostamento (o mantenimento in seguito ai due anni di governo Temer) verso la destra liberista anche in ambito internazionale.

Considerando il programma del neopresidente, infatti, non deve sorprendere la decisione di prendere le distanze dall’ex militare da parte di Marine Le Pen a differenza del nostro Matteo Salvini che ha chiesto con forza l’estradizione del terrorista rosso Cesare Battisti.

L’ex membro dei Proletari Armati per il Comunismo ha goduto a lungo della protezione della sinistra verde-oro e pare si sia reso già irreperibile dalla notte delle elezioni.

A destare maggiore preoccupazione tra i ceti più poveri del gigante brasiliano sono le affermazioni di Bolsonaro riguardanti l’economia dato che il nuovo presidente ha prima ammesso di non capire nulla della materia per poi ripetere più volte che si proseguirà con una politica di forti privatizzazioni tanto da auspicarsi un’indipendenza della Banca Centrale Brasiliana.


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