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Le elezioni dei prossimi mesi in Colombia

quelle per i due rami del Parlamento dell’11 marzo e quelle presidenziali previste per il 27 maggio con ballottaggio fissato a metà giugno, decreteranno il futuro della nazione sudamericana riguardo la messa in atto degli accordi di pace con le Farc e la possibilità di siglare un simile patto anche con l’Esercito di Liberazione Nazionale, il gruppo guerrigliero di ispirazione guevarista rimasto l’ultimo ancora armato nel Paese.

Se gli ex guerriglieri marxisti sono impegnati nella prima campagna elettorale che li vede rappresentanti dell’omonimo partito con la certezza di ottenere una delegazione di cinque deputati e cinque senatori, sancita dagli accordi con lo Stato colombiano, indipendentemente dall’esito elettorale, i membri dell’Eln sembrano fare un passo avanti e due indietro ad ogni nuovo incontro nella sede ecuadoriana di Quito.

La tregua con lo Stato

che prevedeva la sospensione dei sequestri, lo sminamento dei terreni considerati teatro di guerra, la sospensione nel reclutamento dei minori nella lotta armata e, soprattutto, la fine degli attacchi contro gli oleodotti, principale target delle azioni violente della guerriglia, è stata sospesa a più riprese.

Il governo

da parte sua, si sarebbe dovuto impegnare a non disporre operazioni militari e di polizia nelle zone tradizionalmente indicate come di influenza dell’Eln, ma anche in questo caso le operazioni non sono state fermate. Allo Stato colombiano spettava, al tempo stesso, il miglioramento delle condizioni in carcere dei membri della guerriglia in stato di arresto e un aumento degli sforzi nella protezione e nella tutela dei diritti umani nelle zone teatro di scontro.

Tra i due litiganti si sono infiltrati anche i gruppi paramilitari

che, negli ultimi mesi, hanno iniziato un lento ma graduale recupero delle zone di influenze della guerriglia attraverso una serie di omicidi mirati verso esponenti della guerriglia, contadini, sindacalisti ed ecologisti.

Il tempo a disposizione per l’esecutivo dell’attuale presidente Santos è oramai agli sgoccioli e anche i guerriglieri sembrano intenzionati a capire prima con chi dovranno avere a che fare nel prossimo futuro prima di impegnarsi seriamente in un accordo che chiuderebbe definitivamente la guerra civile più lunga del mondo. In tal senso una vittoria degli uribisti, dal nome dell’ex presidente falco Alvaro Uribe, bloccherebbe di colpo le trattative con l’Eln mettendo a repentaglio anche l’accordo siglato con le Farc.


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