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Tredicesima tappa – Arzua – O Pedrouzo

Mancano solo due giorni… siamo partiti “ieri” e adesso mancano solo 39 chilometri a Santiago, un senso di felicità, ansia e tristezza si attanaglia al cuore… ormai non vedi l’ora di arrivare in quella piazza a mirar la Cattedrale e guardare il cielo a cuore libero.

Io e Alessandro ci alziamo presto, siamo euforici e allo stesso tempo malinconici…”abbiamo quasi terminato il Cammino di Santiago… poi però è tutto finito e torniamo a casa!”, basta pensare a ciò che accadrà dopo… mettiamo lo zaino e partiamo alla scoperta dell’oggi..

Tappa veloce, soli 19 chilometri, che se messa a paragone con le precedenti fanno apparire questo itinerario una vera e propria “passeggiata di piacere”… la Galizia continua ad offrirci meravigliosi boschi di eucalipto, i suoi pascoli e le sue aldeas… paesaggi apparentemente simili eppure ad ogni angolo sempre diversi…

Questa giornata è stata una delle più difficili da scrivere… più e più volte ho cancellato e scritto di nuovo e ancora e ancora… il gradimento per quanto scritto (e ne sono lieto) ha generato in me un senso di paura di trascendere nella banalità, nella ripetizione di situazioni forse già narrate (in fondo, banalizzando, sto raccontando di un cammino che ha attraversato paesaggi molto simili tra loro) e nella non capacità di rendere in parole ciò che ho provato, pensato, immaginato e vissuto…

Quella di oggi è stata, infatti, uno di quei momenti “magici” che si vivono molte poche volte nella vita… situazioni che però “dicono” molto a chi le ha vissute e molto poco a chi le sente raccontate…

Avete presente quanto ad una cena raccontate, tra una risata e l’altra, con gli occhi piccoli e pieni di lacrime di felicità, un aneddoto che avete vissuto durante la settimana e che vi ha fatto scompisciare… al quale però nessuno degli altri commensali suscita alcuna emozione se non un freddo gelo di imbarazzo?

Bene, ecco la mia paura… oggi ciò che ho vissuto e condiviso con Alessandro è stato incredibile, un’esplosione al cuore… che però non comprendo se riuscirò a farvi rivivere come vorrei…

Camminiamo, ridiamo, scherziamo, mangiamo ogni tanto nei tanti baretti che si incontrano lungo la via (l’aspetto commerciale, essendo ormai a Santiago, si sente forte, i bar, che nelle tappe precedenti erano piccole casupole adattate ad essere locanda o bar, ora sono vere e proprie strutture turistiche.

Il mio amico Riccardo prima della partenza mi disse “vedrai Vitti, man mano che ti avvicinerai a Santiago mangerai sempre peggio e spenderai di più” e infatti aveva perfettamente ragione!) e dopo quattro ore siamo a O Pedrouzo

Ci fermiamo in una locanda del pellegrino… che però al proprio interno si trasforma in un enorme self service (stile quelli che troviamo nelle nostre autostrade)… mangiamo qualcosa…il pranzo però non è sereno, io sono inquieto… guardo il mio amico davanti a me… Alessandro è esausto (i chilometri fatti non sono stati tanti ma sul nostro fisico ormai pesano oltre 400 chilometri)… “forse dovremmo fermarci qui” dico al mio compagno di viaggio “eppure se lo facciamo abbiamo fallito! La guida ci dice che dovremmo sostare qui per la notte, così fan tutti o comunque molti… ma io voglio andare oltre… già Alessandro perché a volte ci imponiamo limiti che sono solo dentro la nostra testa o ancora peggio imposti da chi abbiamo intorno a noi… questo non è giusto… questo non lo puoi fare… i limiti li creiamo da soli, le limitazioni le subiamo dal mondo che abbiamo intorno… ti prego Ale fidati di me… andiamo oltre dimostriamo a noi stessi che possiamo fare di più…” (lo so qualcuno di Voi potrà pensare che sono un “esaltato”… ma non è così… camminare ore e ore ti permette di fare ciò che nella vita non possiamo fare…FERMARCI e PENSARE… la quotidianità a volte ci impone e obbliga a vedere il mondo da una finestra di un treno ad alta velocità e questo non ci permette di vedere ciò che davvero accade fuori…).

Alessandro, nella vita “normale” è uno dei miei migliori amici (già la mia Famiglia composta da altri 5 elementi), ma in questo caso non si è alzato per dare “corda” alla pretesa di un amico pazzo… ma si è alzato per sé stesso… “si andiamo!

I chilometri successivi, ovviamente, secondo la legge di Murphy, sono “faticosissimi”, salite che non finiscono mai e caldo furioso… la concentrazione è al massimo, lo sforzo fisico ai massimi livelli e la fatica e il dolore iniziano a farsi sentire… “ho male alla caviglia…!!!”.

Non demordiamo, ci aiutiamo, ci incitiamo, ci abbracciamo… ci trasformiamo in Coppi e Bartali del cammino “tieni la mia borraccia”, quando uno dei due sta per abbandonare l’altro sostiene e si continua… alterniamo momenti di silenzio a istanti di follia…

Attraversiamo un bosco incantato e dopo una salita insidiosa si palesa davanti ai nostri occhi la Città di Santiago e più in prossimità l’aeroporto… ci abbracciamo come se avessimo vinto la Coppa del Mondo…

Avevamo fatto 34 chilometri…. (contro i 18/20 preventivati), questa tappa a livello metaforico ha rappresentato la sconfitta dei nostri limiti… quando la mente ci aveva consigliato di dire basta abbiamo capito che si poteva andare oltre e oltrepassare i nostri confini… sconfiggere le nostre paure…

Arrivati in albergo, sebbene la stanchezza fosse molta e le vesciche iniziassero a bruciare come non mai, io ed Alessandro avevamo un sorriso soddisfatto proprio di colui che ha vinto… certo abbiamo solo camminato ma questa volta dentro noi stessi…


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