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Tappa dodici – Palas de Rei – Arzua

Suona il cellulare… è mattina presto… Alessandro si sveglia “ragazzi dobbiamo partire alzatevi!”… io mi giro a destra, Ema completamente avvolto e fasciato in un sacco lenzuolo, senza proferire parola, con la mano indica la tenda invitandolo a chiuderla meglio ed oscurare il sole che inizia il suo percorso giornaliero… “prossima volta però non ditemi di mettere la sveglia così dormo anche io”!!! (ovviamente questa frase NON ricalca la realtà dei fatti in quanto la sequenza di ciò che è stato detto da Alessandro era costituita esclusivamente da strani suoni gutturali, improperi e qualche forte insulto a vicini e parenti che ovviamente per decoro ho preferito omettere).

Ormai è tardi e a mattina ormai largamente avanzata decidiamo di alzarci e partire alla volta della meravigliosa (ironico) ARZUA.

La tappa di oggi, 32 chilometri, è lunga, per larghi tratti parallela alla statale, infiniti cambi di pendenze, piccole salite ma ripidissime e altrettanto scoscese discese peraltro profondamente dissestate… insomma la tappa preferita per chi come me ha serissimi problemi alle articolazioni… insomma che “Dio ci protegga”!

Partiamo dalla piazza del municipio e seguiamo le canoniche frecce gialle diretti a Melide (la cittadina dove il giorno prima avevamo cercato, invano, di partecipare alla festa di paese), non possiamo mollare, ormai manca a poco a Santiago, e non dobbiamo far calare l’adrenalina… proprio su questo aspetto Emanuele incitava il gruppo: “in una gara di canottaggio da 2000 sono proprio gli ultimi cento metri a fregarti!”.

Dopo 15 “noiosissimi” chilometri, anzi qualcosa di più perché io e i miei compagni di viaggio ci siamo persi quelle 10/15 volte (perdersi al Cammino è impossibile, basta seguire le frecce, eppure NOI ci siamo riusciti e abbiamo perseverato…), arriviamo a Melide.

Chissà perché decidiamo di fermarci a mangiare… “una cosa leggera e ripartiamo”… nella realtà dei fatti però facciamo il pranzo di Natale e ci ritroviamo alle 14:00 appesantiti, grassi e assonnati… ripartire sarà impossibile, eppure, riprendiamo il nostro cammino diretti a Boente… i primi chilometri dopo il lauto pasto sono complicati, le gambe sono pesanti, il sole picchia come “un fabbro” e la voglia di camminare è ai minimi storici.

Dopo pochi chilometri io e Alessandro ci rendiamo conto che Emanuele non è più con noi… l’agonismo e la concentrazione ci hanno portati a camminare come Alex Schwazer dei tempi d’oro…

Pertanto, non potendo raccontare cosa è accaduto ad Emanuele gli ho chiesto di riassumerlo in uno scritto che di seguito riporto: ““Vitto, guarda che io forse mi fermo a bere una birretta con questi ragazzi!

Il mio compagno di viaggio non ha sentito forse, perché non accenna a fermare il passo incessante. Il cammino è così, ognuno ha il suo passo, ognuno ha il suo percorso da fare, e allora invece di provare a raggiungerlo rallento, e lascio che tutto vada come deve andare.

Su questa strada poco fa abbiamo incontrato un gruppo di ragazzi che arrivava dal Cammino Primitivo, uno dei Cammini più difficili, si dice, che ci siano, con la partenza da Oviedo tra montagne e tappe senza alcuna tiendita in cui fermarsi a bere un the o a ricaricare le batterie per qualche minuto.

Tra di loro c’è una ragazza tedesca che ha un piede messo malissimo, tiro fuori il mio kit di sopravvivenza, applicando ghiaccio spray insieme ad un Oki e si riprende.

Insieme agli altri ragazzi continuiamo questa tappa lunga e spossante verso Arzua. Lunga e faticosa se non ti fermi a bere una cerveza ogni 3 chilometri..

La cosa meravigliosa del cammino di Santiago è la semplicità con cui si entra in contatto con le persone. Ogni pretesto è buono per condividere esperienze, momenti anche brevi ma che rimangono nella memoria per motivi sempre diversi.

Rimango sorpreso quando mi propongono di fermarmi con loro a Ribadiso, un meraviglioso paesino di campagna sulle colline prima di Arzua, in cui finalmente posso fare una delle cose che aspettavo da tempo: il bagno nel fiume!

L’atmosfera del paesino è indubbiamente hippie, appena arrivati ci sistemiamo in ostello, e le “birrette” non tardano a susseguirsi una dopo l’altra, guardando il tramonto e immergendo i piedi doloranti in una fontanella.

Soffia un vento fresco che rigenera dopo una giornata passata sotto al sole, e quando le ultime luci fanno spazio al cielo stellato cosa può mancare ad una giornata così speciale? Un fuoco e una chitarra, ovviamente.

Dopo aver mangiato ci sediamo vicino al bosco intorno al fuoco, e alternandoci alla chitarra condividiamo grandi classici italiani, francesi e spagnoli. Esecuzioni non perfette, ma passione da vendere.

E mentre le ore scorrono veloci come palle da biliardo, e attorno a me vedo visi di persone conosciute poche ore fa, felici, sorridenti, e meravigliosamente pieni di vita, mi viene in mente una cosa che mi rimarrà impressa nella mente e nel cuore per sempre: la felicità è imperfetta”, perché è tutto ciò che non abbiamo mai cercato e ci ha preso alla sprovvista il cuore e l’ha portato in alto.

Come sempre vale la vecchia regola di John Lennon, che dovrebbe essere il motto del cammino di Santiago: “La vita è ciò che ti succede mentre stai facendo altri piani”.

Ritornando “alla testa” del gruppo… io e Alessandro, spinti da uno spirito guida o da qualche sostanza certamente presente nella tortilla di pranzo, procediamo spediti e senza soste ci ritroviamo ad Arzua…

Questa Città della Galizia è un vero e proprio NULLA, la guida sotto la dicitura “cose da vedere” indica: “solo nota per la produzione di formaggi”, questo vi spiega facilmente quanto sia bella e quanti monumenti ed opere d’arte ci siano sparse per tutti i quartieri del paese…

Arriviamo all’Albergue, in periferia, che se possibile si presentava ancora meno bella del centro Città… una breve doccia ristoratrice, un pasto nell’unico ristorante (Casa Nenè), un saluto all’unica statua – simil monumento (una scultura di Elton John o comunque un qualcuno che gli assomigliava molto) e dritti in branda…

La voglia di arrivare a Santiago è tanta e domani dobbiamo arrivare a O Pedrouzo ossia alla penultima tappa prima della Cattedrale… quindi “buona nanna”!


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