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Tappa dieci – Sarria – Portomarin

Oggi tappa davvero complicata, davanti a noi abbiamo parecchi chilometri e un percorso contorto o, come mi piace definirlo, “nervoso”, frequenti cambi di pendenze, sterrati non curati e attraversamenti di torrenti il tutto però condito da paesaggi meravigliosi, boschi incantati, improvvise aperture su verdissimi pascoli, minuscole aldeas, casupole di pietra e horreos (piccoli granai tipici di queste zone); insomma quanto di meglio offre la Galizia!

Sugli Horreos ovviamente oggi vi ho spiegato cosa sono ma nella realtà dei fatti la prima volta che li abbiamo incontrati le supposizioni sul loro reale utilizzo hanno raggiunto livelli che palesano in modo evidente la nostra profonda ignoranza… come direbbe il buon Vittorio Sgarbi: CAPRA CAPRA!

Già perché la prima volta che abbiamo incontrato questa piccola struttura in pietra e legno la prima cosa a cui ho pensato e che peraltro ho esplicitato, erigendomi ad archeologo provetto, è stata: “Ale, sai a cosa servivano queste strutture sopraelevate da terra? Sono tombe… gli spagnoli mettevano i morti per alcuni giorni per comprendere se fosse decesso reale e non apparente”.

Ero stato davvero convincente… e questa buffa spiegazione ormai era di dominio pubblico o meglio “pellegrino” e per lunghi tratti i nostri compagni di viaggio, compreso il sottoscritto, ogni volta che ne incontravano uno, in perfetto stile cattolico e con profondo rispetto, facevano il segno della croce…

Ok, va bene… ho sbagliato! Adesso.. tutti professoroni! In fondo… era una teoria che poteva starci…

Ma andiamo avanti… sono le 9:00 e lasciamo Sarria diretti a Portomarin, la Cape Cod di Galizia!

L’uscita dalle città più grandi è sempre un “noioso” camminare, si costeggia la carrettera e il paesaggio che si mostra sono solo enormi TIR che attentano costantemente alla nostra incolumità…dopo circa quattro chilometri di forte salita (dislivello del 12%) arriviamo ad un piccolo paesino dove possiamo fare una buona colazione, ossia fare benzina, così da avere energia sufficiente per completare la tappa… rimangono solo più 22 chilometri!

Passiamo mille aldeas sempre inebriati dal tipico e inconfondibile profumo della Galizia e dei suoi meravigliosi pascoli ossia un fantastico ed indimenticabile odore di M***** (sono volgare? Si … ma così rendo il concetto, voglio che anche Voi lettori possiate percepire ogni singola sfumatura di questo meraviglioso viaggio).

Anche in questa tappa gli incontri sono tanti; pellegrini “real 100%” (già, si incontrano anche personaggi che non hanno alcun interesse al dialogo e al confronto ma sono solo dediti alla meditazione), atleti in preparazione per le prossime olimpiadi (ossia finti pellegrini che macinano 60/70 chilometri al giorno battendosene totalmente dello spirito del Cammino, ci tengo a precisare non è una critica, ognuno fa quello che vuole!) e piccole compagini di gruppetti mai visti prima perché provenienti da altri cammini (già il Cammino di Santiago non è uno solo…).

La fatica è tanta, Alessando inizia ad evidenziare i primi forti dolori, ma non possiamo rallentare e poi il ponte che attraversa il Rio Mino e collega la sua valle alla città di Portomarin è proprio ad un tiro di sasso…

Esausti e claudicanti attraversiamo il lungo fiume e arriviamo nella splendida cittadina galiziana… sembra di essere a sud di Boston nella città di Cape Cod, tutto è curato, tutto è pulito, nella piazza principale trionfa una mega scritta in perfetto “stile hollywood” dove tutti i pellegrini sono soliti fare la consueta foto ricordo… siamo vicino a Santiago e si vede… tutto è più commerciale, vi sono molti ristoranti e locande di qualità, alberghi e hotel con eleganti servizi, c’è addirittura una meravigliosa piscina comunale (al modico costo di 2€) dove tutti i pellegrini possono godere di un fondamentale e meritato relax!

Oggi decidiamo di trattarci bene e dopo una splendida giornata in piscina, scaldati dal sole ispanico, in compagnia di alcuni amici e amiche di Monza, andiamo a mangiare in un meraviglioso ristorante con tanto di terrazza panoramica sul sottostante fiume (O Mirador)… Locale che consiglio a tutti per una cena romantica, cosa che io purtroppo non ho potuto fare, anche perché i miei due compagni di viaggio sono due energumeni, mal vestiti e poco femminili… ma molto simpatici.

La serata è volata rapidamente e soddisfatti della nostra mega pizza (mangiare italiano all’estero non è cosa buona e giusta, ma dopo 10 giorni di jamon, anche del compensato sarebbe stata come la pizza di Gennaro Esposito) andiamo a letto pronti per una nuova avventura; domani puntiamo a Palais de Rei!


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