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Nel mese di ottobre andrà al voto per le elezioni generali (presidenziali e parlamentari) anche lo Stato Plurinazionale della Bolivia.

L’attuale inquilino del palazzo presidenziale, Evo Morales, punta forte al quarto mandato consecutivo che gli consentirebbe di raggiungere i venti anni ininterrotti alla guida dello Stato sudamericano.

In una fase di cambiamenti per gli storici alleati dell’Alba (Cuba, Venezuela e il fuoriuscito Ecuador) è proprio il Movimiento al socialismo (Movimento al socialismo, Mas) boliviano ad aver ereditato la prima linea del socialismo del XXI secolo nel continente latinoamericano.

La rielezione del leader indigeno questa svolta appare meno scontata alla luce del referendum perso nel 2016, volto proprio ad eliminare i vincoli sui mandati consecutivi per la massima carica istituzionale dalla Costituzione che approvò proprio la sua maggioranza. Ad aver permesso la candidatura di Morales, tramite un cavillo legale che indica la rielezione tra i diritti umani, è stato il Tribunale Supremo Elettorale, nonostante le polemiche sollevate dalle opposizioni e da parte degli stessi sostenitori socialisti che avrebbero gradito un passaggio di testimone.

Il principale sfidante sarà l’ex presidente Carlos Mesa sostenuto dalla Comunidad Ciudadana (Comunità cittadina, Cc) che aspira a trascinare la competizione al secondo turno per poter far convogliare l’intero corpo elettorale antisocialista a proprio sostegno. Mesa è stato l’ultimo presidente della nazione sudamericana prima dell’insediamento di Morales ma non si è mai confrontato con l’elettorato dato che subentrò da vicepresidente al dimissionario Sánchez de Lozada nell’ottobre 2003.

La battaglia si giocherà, quindi, sulla capacità di Morales di recuperare il consenso di alcuni suoi storici elettori delusi dalla “candidatura eterna”. Nel corso delle precedenti sfide, ad eccezione della particolare sconfitta patita nel 2002 in cui vigeva una legge elettorale che escludeva il voto per il secondo turno affidando al Parlamento l’elezione tra i due candidati più votati al primo turno, Morales ha sempre superato abbondantemente il 50% dei voti (arrivando al 63% nel 2009 e poco sotto il 61% nel 2014). Lo storico leader cocalero ha deciso anche di optare per la stessa squadra che lo ha portato alla vittoria nelle occasioni precedenti confermando Álvaro García Linera come candidato alla vicepresidenza.


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