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Lo scrutinio delle schede elettorali per le elezioni generali in Bolivia si protrae alternando i dati, in attesa di quelli definitivi. Giunti all’89% dello scrutinio il secondo turno, fissato per domenica 15 dicembre, sembrava inevitabile per il presidente uscente Evo Morales e lo sfidante, ed ex presidente, Carlos Mesa.

I due, infatti, risultavano divisi da soli sette punti percentuali con Morales sotto la soglia del 50%.

Nonostante questi dati parziali il leader di origine aymara ha prontamente rivendicato la vittoria, assicurando ai propri sostenitori la contemporanea affermazione nel voto per eleggere i 130 deputati della Camera e 36 senatori. Dal proprio canto Mesa, sostenuto da Comunidad Ciudadana (Comunità Cittadina, CC), riteneva irreversibili i dati seppur in mancanza delle sezioni delle aree rurali storicamente favorevoli al candidato socialista.

Alle loro spalle la grande sorpresa è stata quella del pastore evangelico di origini coreane Chi Hyun Chung, sostenuto dal Partido Demócrata Cristiano (Partito Democratico Cristiano, PDC), in grado di scalzare dalla terza posizione il senatore liberale Oscar Ortiz. Il medico evangelico con l’8,7% dei consensi ha dimostrato il forte radicamento di questa componente religiosa anche nel Paese andino mentre il 4% raccolto dal candidato del partito di destra Bolivia dijo No (Bolivia dice No) rappresenta una vera debacle considerando che tutti i sondaggi lo accreditavano di un risultato superiore alle due cifre.

Con Ortiz dichiaratosi immediatamente pronto a sostenere Mesa e Chi Hyun Chung pronto a dialogare per trovare una piattaforma programmatica di opposizione al candidato del Movimiento al Socialismo (Movimento per il Socialismo, MAS), il secondo turno avrebbe comportato un ribaltamento dei pronostici in favore di Mesa. Dopo un blocco di diverse ore dello scrutinio il Tribunal Supremo Electoral (Tribunale Supremo Elettorale, TSE) ha reso noto che i dati provenienti dalle zone rurali, dove una forte nevicata ha rallentato le operazioni di spoglio, avrebbero ribaltato il risultato iniziale, consentendo ad Evo Morales di affermarsi al primo turno con il 46,8% dei voti contro il 36,7% del primo sfidante.

La distanza del 10,1% consentirebbe, infatti, al presidente uscente di evitare il ballottaggio e reinsediarsi a palazzo Quemado a La Paz. L’affermazione sul filo di lana del presidente cocalero ha generato l’immediata presa di posizione dei sostenitori di Mesa che hanno appiccato il fuoco agli uffici elettorali di Sucre, capitale costituzionale della nazione sudamericana e sede della Corte Suprema, e si sono scontrati con i sostenitori socialisti nei pressi della sede del TSE a La Paz.

Altri scontri sono avvenuti in sei delle nove regioni in cui è suddivisa la Bolivia mentre l’esecutivo uscente ha affermato che la proclamazione ufficiale avverrà solamente dopo lo spoglio fisico di tutte le schede. In ogni caso la situazione esplosiva venutasi a generare alimenta un nuovo focolaio in America latina dopo quelli di Ecuador e Cile in attesa del voto di domenica che riguarderà Uruguay e Argentina.


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